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Npl, alla Ue il dossier per le cartolarizzazioni

Dalla bad bank di sistema a una serie di veicoli per la cartolarizzazione, che ogni banca costruirà in base alle proprie esigenze e necessità.
Atterrato su un piano più pragmatico (e compatibile con le norme europee), il progetto italiano per la gestione dei crediti deteriorati sarà discusso oggi con la Commissione europea. L’ultima di una lunghissima serie di riunioni tra funzionari che si sono tenute negli ultimi mesi, che potrebbe essere anche quella decisiva, preliminare alla “benedizione” definitiva, e significativa dal punto di vista politico, da parte del ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan e della commissaria Vestager.
Al Tesoro, secondo quanto risulta al Sole-24 Ore, insieme ai consulenti di Mediobanca e Jp Morgan è stato messo a punto uno schema che viene considerato solido ed efficace. Sia perché in passato l’Europa ha avallato operazioni simili, sia perché di fatto prevede un funzionamento molto semplice, in gran parte affidato al mercato.
Abbandonato definitivamente il progetto bad bank («la bad bank grande ora non si può più fare, si poteva fare prima che entrassero in vigore le nuove regole», ha confermato ieri il premier Matteo Renzi a Porta a porta), ora il punto nodale, come accennato, è la costituzione degli Spv – Special purpose vehicle, società di cartolarizzazione (munite di rating) che ogni banca costruirà sulla base dell’ammontare e delle tipologie di crediti deteriorati che voglia o debba smaltire.
Le risorse verranno reperite sul mercato: attraverso titoli junior, privi di garanzie e comparabili all’equity, e titoli senior, per i quali le banche potranno acquistare una garanzia pubblica dal Tesoro, attraverso la Cassa depositi e prestiti, che è chiamata ad agire come sportello.
Il mix tra le due linee di finanziamento (a cui potrebbe aggiungersi anche una tranche mezzanina) dipenderà da ogni singola banca: l’ideale, stando alle simulazioni di questi giorni, sarebbe un 30% di junior e un 70% di senior, ma ognuno se la giocherà come potrà. Certo è che più sarà alta la qualità dei crediti in questione e accurata la costruzione di pacchetti omogenei, tanto più sarà facile spuntare condizioni di funding meno onerose e quindi, a catena, sarà possibile riconoscere alle banche un prezzo più alto per i crediti ceduti.
Se e quanto questo tipo di schema sarà conveniente per le banche italiane, zavorrate da oltre 200 miliardi di sofferenze, si vedrà all’applicazione pratica. Di certo, per ora, c’è che per lo Stato sarà un’operazione a costo zero (le garanzie verranno assegnate a un prezzo che consenta di coprire eventuali escussioni).
D’altra parte, grazie alla garanzia pubblica, la cessione dei crediti in sofferenza sarebbe resa agevole, anche perché i titoli cartolarizzati sarebbero di fatto paragonabili, in termini di rischiosità percepita, ai bond governativi. Per questo l’operazione potrebbe registrare facilmente l’interesse dei fondi speculativi, che non a caso si stanno già scaldando. Sul mercato si rumoreggia di un possibile interessamento ad operazioni di acquisto da parte di soggetti come Fortress, Apollo, Algebris o Blackrock .
L’operazione, nel suo complesso, potrebbe essere un propellente di non poco conto per l’economia italiana. Secondo le stime di Boston Consulting, l’intervento sulle sofferenze bancarie, ormai arrivate a 200 miliardi di euro, potrebbe generare un impatto positivo sul Pil dell’Italia nell’ordine dell’1,5-2%. Secondo la società di consulenza, infatti, attraverso un deconsolidamento efficace delle sofferenze presenti nei bilanci della banche si potrebbe giungere a un dimezzamento dello stock a 100 miliardi con tre effetti a catena: un aumento del credito, una ripresa degli investimenti e, con essi, del Pil.
Come noto, l’operazione sui crediti in sofferenza non è l’unico provvedimento in gestazione che riguarda le banche. In cantiere c’è anche qualche altro ritocco alle norme che riguardano tempi e modalità di riscossione dei crediti e la riforma delle Bcc (resa ormai più agevole dall’accordo tra le diverse anime del credito cooperativo): secondo quanto si apprende, non è escluso che si vada verso un unico maxi-decreto nella prima metà di febbraio.

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