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Nozze forzate con Obama

L’ indice Dow Jones della Borsa americana si riprenderà, prima o poi, dallo scivolone post elettorale. Ma Wall Street in sé non tornerà più ai fasti pre-2008. I volumi degli affari si sono ridotti al lumicino negli ultimi anni, tanto che uno dei cinque trading floor del New York stock exchange è stato chiuso e negli altri gli scambi languono: rappresentano ormai solo il 12% di tutto il volume di compravendite delle azioni americane. Oltre 100 mila sono stati i broker e altri operatori finanziari «tagliati» da una dozzina di banche nell’ultimo anno. E quelli che restano vedono i loro bonus decurtati e differiti nel tempo.
Ragioni
Wall Street si sta svuotando fisicamente perché volumi sempre maggiori di scambi avvengono su circuiti elettronici alternativi e anche idealmente perché pezzi importanti del suo business tradizionale sono stati ridotti o azzerati dalla riforma finanziaria voluta dall’appena rieletto presidente Obama. Uno degli scopi della legge Dodd-Frank infatti era ridurre il livello di rischio assunto dalle grandi banche, introducendo limiti al trading in proprio e obbligando le banche ad aumentare le riserve disponibili per coprire gli eventuali buchi. Le banche si sono adeguate e non solo hanno smantellato interi desk mandando a casa i loro trader, ma hanno cambiato anche il modo di remunerare i superstiti: meno bonus in contanti, più premi legati alle perfomance di lungo termine.
E’ possibile prevedere che il cambiamento di mentalità e di modo d’operare non potrà che continuare nei prossimi anni, con la conferma di Obama alla Casa Bianca e il completamento dell’attuazione della riforma. Così trader, analisti e strateghi azionari cercano altre opportunità di lavoro in istituzioni finanziarie meno colpite dalle nuove regole, come le società di gestione, le società di private equity e gli stessi hedge fund. Dove in questi giorni stanno cercando di capire se nei prossimi quattro anni il Dow Jones sarà ancora in ripresa come durante il primo mandato del presidente democratico, eletto nel pieno della crisi. Nel 2008, il giorno dopo la vittoria di Barack Obama l’indice era crollato del 5%, la peggiore performance postelettorale dall’inizio del 1900, ma un anno dopo era risalito di quasi il 7% e poi durante il suo governo ha guadagnato il 58%.
Congiuntura
Certo, quattro anni fa c’era il panico a Wall Street per la tempesta finanziaria e da quei minimi è stato relativamente facile risalire. Evitato il peggio, ora Obama promette di rilanciare l’economia, che è ancora debole come mostra il tasso di disoccupazione al 7,9%.
Se la Borsa salirà come durante il primo mandato di Obama, bisognerà capire se il motivo è la fiducia nella ripresa economica, oppure se è sempre la politica della Federal Reserve ormai da anni a tassi vicini allo zero che spinge gli investitori — paradossalmente — verso le scommesse più rischiose.

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