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Nove ore di lite sulla giustizia

Un Consiglio dei ministri travagliato, interrotto più volte, preceduto da una gragnuola di colpi alla riforma della giustizia sparati già di prima mattina da Matteo Salvini via social e poi puntellato da infinite riunioni a margine tra il leader della Lega e il ministro Giulia Bongiorno, che ha guerreggiato a lungo con il ministro Alfonso Bonafede. La riunione fiume, iniziata alle 15, va avanti fino a sera inoltrata, con un disegno di legge di riforma della giustizia penale e civile più volte rimaneggiato.

A mezzanotte il consesso si scioglie. I messaggi che escono sono contraddittori. Non si vuole dire che c’è rottura, ma non c’è neanche accordo. Si decide di usare una formula quanto meno ambigua, cioè che si sarebbe raggiunto un accordo sulla riforma civile e sul Csm, «salvo intese» sulla parte penale. Di più. La Lega fa sapere che il testo è «da riscrivere» integralmente. Tutto da rifare. Difficilmente la riforma vedrà la luce, considerando anche i chiari di luna a Palazzo Chigi.

Il Carroccio, spiegano fonti leghiste, «è per lo stato di diritto, per tempi certi per la giustizia. Servono manager nei tribunali che garantiscano il rispetto dei tempi, servono nuove regole sulle intercettazioni, la separazione delle carriere. La Lega non vuole i cittadini ostaggio a vita della giustizia e non accetta riforme di facciata». Dai 5 Stelle trapela frustrazione: «È incomprensibile l’ostruzionismo leghista». Anche Bonafede replica duro: «Basta giochetti. Stasera ho sentito tanti “no”, da parte mia c’era la disponibilità ad affrontare proposte di modifica. Non vorrei che ci fosse il tema della prescrizione come nodo che non viene portato al tavolo». L’accordo raggiunto mesi fa stabiliva che la riforma della giustizia sarebbe entrata in vigore insieme a quella della prescrizione.

In mattinata il ministro dell’Interno Salvini aveva sparato ad alzo zero da Facebook: «Il ministro Bonafede ci mette buona volontà ma è acqua la riforma della giustizia. Non c’è quello che gli italiani si aspettano. Non si interviene sulla separazione delle carriere, non ci sono sanzioni disciplinari per chi non rispetta i tempi, non si tocca il tema delle intercettazioni, si lascia totale soggettività alle Procure. Serve una riforma storica, imponente». Di nuovo gelida la replica del ministro Bonafede: «Ci vediamo in consiglio dei ministri, non su Facebook». Duro anche Luigi Di Maio, che parla di «riforma epocale» e si dice preoccupato che «qualcuno» voglia frenare la riforma.

Nel pomeriggio si apre una girandola di riunioni, tecniche e politiche, e per la prima volta, dopo il caso rubli, si vedono tutti insieme il premier Conte con Di Maio e Salvini. Il premier prova a mediare. Non basta la riduzione dei tempi dei processi da nove a sei anni. La Lega alza la voce. I 5 Stelle fanno sapere che «Salvini fa queste sparate perché è in crisi da astinenza dalle prime pagine dei giornali».

Sullo sfondo c’è un numero che impressiona, quello zero che non c’entra con il mandato zero di Di Maio ma con la crescita del Pil nel secondo trimestre, completamente ferma. Sono in arrivo giorni difficili. In Senato approderà la questione della Tav, mentre il 6 agosto si voterà il decreto Sicurezza bis, con il rischio dei dissidenti 5 Stelle. E Salvini, per non sbagliare, annuncia un tour estivo che somiglia da vicino a una campagna elettorale nelle città del Sud.

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