Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Nove ore di liti. Poi arriva l’intesa Regime speciale per i reati di mafia

Nove ore di tensione in Consiglio dei ministri, con la minaccia di astensione dei 5 Stelle, ma alla fine l’intesa sulla riforma della giustizia viene raggiunta. Mario Draghi ha difeso la struttura complessiva del provvedimento, introducendo un regime speciale per i processi per tutti i reati di mafia. Secondo l’accordo non si sterilizzano i tempi processuali per i reati riconducibili al 416 bis e ter, dunque si va avanti senza scadenza. Mentre per l’aggravante mafiosa si arriva a sei anni in appello, con un regime transitorio da qui al 2024. Dal 2025 l’appello scenderà a 5 anni. «Quella che si chiude — ha commentato la Guardasigilli Marta Cartabia — è un giornata importante, c’è stata un’approvazione all’unanimità, con piena convinzione di tutte le forze politiche e l’impegno a ritirare tutti gli emendamenti che erano stati presentati dalle forze di maggioranza con l’obiettivo di accelerare il più possibile il lavoro in Parlamento e concludere prima della pausa estiva questa importantissima riforma». Una giornata scandita da una tensione sempre crescente.9.23 La convocazione

Arriva l’sms di convocazione del Consiglio dei ministri. È fissato alle 11.30. Al centro del confronto la riforma del processo penale, la cui mediazione sembra essere vicina.11.30 Slitta la riunione

Il Cdm non comincia. Da Palazzo Chigi filtra che gli uffici starebbero definendo l’accordo. Scetticismo da via Arenula: «Intesa lontana».12.30 C’è una bozza

La volontà di Draghi resta una soltanto: sigillare l’accordo e far approdare il testo oggi in Aula. Intanto, inizia a circolare una bozza di mediazione. «Basterà?» si domandano nel cortile di Montecitorio.12.53 M5S in conclave

Scuro in viso e con passo lesto, il ministro grillino Federico D’Incà esce da Palazzo Chigi e si dirige a Montecitorio per incontrare Giuseppe Conte. Segue a ruota Stefano Patuanelli, ministro dell’Agricoltura. Ci sono anche una serie di parlamentari, fra gli altri l’agguerita Giulia Sarti, per esaminare la bozza sulla proposta emendativa del governo.13.00 Il no di Conte

Conte e i ministri sbottano: «La bozza non ci piace. Potremmo astenerci in Consiglio». Con due ore di ritardo inizia il Cdm. I 5 Stelle disertano, sono ancora riuniti.14.00 Arriva il M5S

Dadone, Di Maio, Patuanelli e D’Incà si siedono al tavolo del Cdm e avvertono: «Si inseriscano nel testo le aggravanti alla mafia o per noi l’intesa sulla riforma Cartabia non c’è». Si tratta su tentato omicidio, corruzione, tentata strage, estorsione, riciclaggio, sequestro di persona commessi per agevolare la mafia.14.40 Cdm sospeso

Si ferma il vertice a Palazzo Chigi. L’accordo appare lontano.15.30 Camera bloccata

Con un’ora di ritardo inizia la seduta della commissione Giustizia. Il presidente grillino Mario Perantoni invia una lettera al presidente Roberto Fico: «Abbiamo difficoltà a portare domani in Aula il testo». L’ex pentastellato Colletti è una furia: «Il Parlamento non può fare i comodi del governo». Seduta sospesa e riconvocata alle 17.17.00 Riparte il Cdm

Palazzo Chigi cerca la mediazione: «Una soluzione va comunque trovata».17.30 Veti incrociati

La riunione del Cdm è infuocata. I 5 Stelle restano intransigenti e comunicano via telefono con Conte. Draghi e Cartabia sono irritati dall’atteggiamento dei grillini perché sospettano che vogliano far saltare il tavolo e affossare la riforma. Giancarlo Giorgetti assume il ruolo di mediatore: non solo garantisce per tutto il centrodestra ma ha un ruolo fondamentale di tessitura per raggiungere l’accordo sul testo.18.25 Via libera al testo

L’intesa c’è. Il Cdm dà il via libera all’unanimità alla proposta di mediazione sulla riforma del processo penale. Draghi è soddisfatto: «Tutti hanno rinunciato alle bandierine». La Lega irride i 5 Stelle: «Sono a lutto».19.00 Tutti soddisfatti

Conte rivendica di avere impedito «che i processi per mafia e terrorismo fossero avviati a dissolversi nel nulla». Poi attacca il partito di Salvini: «Sono molto rammaricato per la forte opposizione della Lega». Luigi Di Maio, invece, esalta il lavoro di squadra: «Quando si ha un obiettivo comune si possono raggiungere importanti risultati, e la riforma della giustizia approvata in Consiglio dei Ministri è un passo fondamentale che non lascia spazio a rischi di impunità per i reati di mafia e terrorismo». Anche Enrico Letta gioisce: «L’equilibrio trovato dal governo rende la riforma della giustizia migliore. Lo avevamo chiesto e ci siamo spesi per l’accordo fino in fondo». Matteo Salvini, invece, sferza il M5S: «La riforma del processo penale approvata oggi in Cdm nonostante le minacce dei grillini è un primo passo». E anche l’altro Matteo, Renzi, è sulla stessa scia: «Il caro estinto è la riforma Bonafede, che da stasera non c’è più. Non si può essere più imputati a vita. La riforma è una piccola parte, c’è ancora un lavoro lunghissimo da fare, ma ora abbiamo archiviato la Bonafede». Dello stesso tenore le parole di Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia : «Si segna la fine della riforma Bonafede e del giustizialismo del M5S».20.30 Il calendario

La conferenza dei capigruppo stabilisce che la riforma del processo penale arriverà in aula domenica alle 14. Oggi alle 9,30 si riunirà la commissione Giustizia. Restano da votare i 65 emendamenti di Fratelli d’Italia e Alternativa c’è. I relatori proporranno la riformulazione degli emendamenti già depositati dal governo, inserendo le modifiche dell’intesa. Obiettivo: concludere i lavori in giornata.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Generali prepara una task force di consiglieri per rendere più condivisa e indipendente la gestazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Federal Reserve vede un orizzonte sereno, perciò si prepara a ridimensionare gradualmente le mi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il governo è pronto a varare nella riunione di oggi la manovra per sterilizzare il rincaro delle b...

Oggi sulla stampa