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Nove mln di processi pendenti

È ormai cronica la «sofferenza» del sistema giudiziario italiano: ad affliggerlo, infatti, quasi 9 milioni di processi pendenti (oltre 5 milioni 250 mila in ambito civile, e poco meno di 3 milioni e mezzo in quello penale). E se per riparare al frequente sforamento della ragionevole durata dei dibattimenti lo stato ha accumulato finora un debito di più di 387 milioni di euro, è comunque buona «la risposta offerta dalla magistratura, che nell’ultimo rapporto della Commissione europea sull’efficienza si colloca ai primi posti in termini di produttività»

Il ministro Annamaria Cancellieri illustra, ieri in Aula a Montecitorio, la sua relazione sull’amministrazione giudiziaria, indicando come la «dilatazione» per quantità e qualità del lavoro risenta molto di una tendenza sociale all’«aumento della litigiosità nel campo civile, o dell’attività criminale sul versante penale», nonché di inevitabili trasformazioni, per cui si assiste a una rapida evoluzione dei percorsi economici e a un «accrescimento dei diritti e interessi diffusi».

Un carico «eccessivo» grava sugli uffici, dichiara, che è sotto gli occhi di tutti e che vede sospesi (alla data del 30 giugno 2013) 5 milioni 257 mila 693 procedimenti civili e quasi 3 milioni e mezzo penali; per porvi rimedio, oltre alla decisione di presentare «un disegno di legge per snellire il processo penale, per garantire efficacia ed efficienza del processo», è pertanto nelle mire del dicastero di via Arenula giungere a una «valorizzazione della mediazione» (la cui obbligatorietà è stata reintrodotta con la legge 98/2013 che si appresta a subire un restyling, si veda anche ItaliaOggi del 17/1/2014) con l’impegno di far tornare, grazie a un istituto «di grande efficacia», il settore a dei «tempi fisiologici».

Intanto, scorrendo i risultati dell’ultimo semestre dello scorso anno, emerge «l’impatto positivo delle scelte già adottate e proseguite da questo governo» (il riferimento è ai filtri in appello, all’aumento dei contributi unificati, nonché alla riforma della legge Pinto, 89/2011) per combattere l’arretrato poiché, prosegue il ministro, «si evidenzia un calo delle pendenze del 4% che arriva al 6% in appello» e sale fino «al 20% per i ricorsi per irragionevole durata dei processi». Le lentezze della macchina giudiziaria, però, hanno un costo estremamente salato per le casse del Paese: l’alto numero di condanne «e i limitati stanziamenti sul relativo capitolo di bilancio hanno comportato un forte accumulo di arretrato del cosiddetto «debito Pinto» che», sottolinea Cancellieri, nell’ottobre dell’anno precedente «ammontava a oltre 387 milioni di euro». Nel computo delle inefficienze del sistema, poi, occorre annoverare «circa 1000 ricorsi proposti alla Corte europea dei diritti umani per lamentare il pagamento ritardato degli indennizzi, che comporteranno ulteriori esborsi» che peseranno sulla collettività. Inoltre, nel 2013 il ministero «ha profuso grande impegno nel portare avanti le procedure concorsuali e di assunzione di altri giudici, mentre vi sono 273 magistrati ordinari in tirocinio e si è chiusa l’ultima procedura di concorso per esami con 370 nuovi posti da assegnare. Allo stesso modo, incalza Cancellieri, si rivela ormai «insostituibile» la prestazione resa dalle toghe onorarie. «Strategica» è, poi, la riforma della geografia giudiziaria (decreto legislativo 155/2012) entrata in vigore a metà settembre: la revisione attuata, afferma il Guardasigilli, ha permesso non soltanto di eliminare «le strutture di modeste dimensioni, dove in alcuni casi era evidente la sproporzione tra il numero di persone addette all’ufficio e il basso carico di lavoro», bensì si è riusciti anche ad alleviare «la pressione sugli uffici metropolitani di maggiori dimensioni, come Milano, Torino e Napoli». Infine, i recenti interventi governativi contro il sovraffollamento carcerario danno frutti, poiché al 9 gennaio 2014 i detenuti erano 62 mila 326 (59 mila 644 uomini e 2 mila 682 donne), in progressivo decremento rispetto a dicembre, quando arrivavano a 64 mila 56.

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