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Nove mesi per azzerare l’arretrato

Azzerare entro settembre le oltre 210mila cause arretrate che sono pendenti da più di tre anni. Limitando in questo modo in maniera drastica anche il rischio di risarcimenti da legge Pinto, che oggi si avviano a costare allo Stato circa 500 milioni all’anno. È questo l’obiettivo illustrato ieri dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e da Mario Barbuto, direttore del dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria. Si apre quindi, con l’inizio del 2015 e alla vigilia dei diversi momenti che la prossima settimana segneranno l’inaugurazione dell’anno giudiziario, la fase 2 della strategia del ministero per ricondurre lo stock di cause arretrate a volumi più gestibili e soprattutto meno rischiosi sul piano dei possibili indennizzi.
Terminato questo secondo step, cancellate le giacenze più vetuste, il processo civile potrà avviarsi – anche grazie alla riforma del Codice di procedura – a una durata complessiva che non dovrà sforare i tre anni ma che, per le controversie commerciali, non dovrebbe andare oltre i 12 mesi.
Poche settimane fa si era invece concluso il monitoraggio dell’Organizzazione giudiziaria e dell’Ufficio statistiche del ministero per la “targatura” dell’arretrato. Con l’identificazione, tribunale per tribunale, del grado di incidenza delle pendenze e della loro “anzianità”. Un lavoro di conoscenza che ha permesso di riconoscere gli uffici dove l’emergenza è più elevata e la necessità di intervento è immediata.
Saranno allora proprio queste le sedi che da subito saranno messe sotto pressione e “vivamente” richieste (nel rispetto dell’autonomia organizzativa dei vertici dell’ufficio) di applicare il programma Strasburgo 2, che ha permesso a Barbuto, quando era presidente del Tribunale di Torino, di ottenere risultati di eccellenza nel recente passato. Il ministero ha già predisposto una bozza di circolare.
Il programma Strasburgo 2 si affianca, precisa il ministero, alle risorse di natura economica già previste nella legge di stabilità con l’istituzione di un fondo per l’efficienza del sistema giudiziario (50 milioni per il 2015, 90 per il 2016 e 120 dal 2017) presso il ministero. A queste vanno aggiunti gli interventi per il reclutamento di risorse umane da destinare agli uffici giudiziari: 1.031 posti di personale amministrativo (su 9mila vacanti) saranno coperti con l’imminente bando di mobilità volontaria esterna, altre 71 unità sono già state trasferite da altri ministeri grazie alla mobilità e 144 unità sono in corso di assunzione mediante utilizzazione di graduatorie rimaste parzialmente inutilizzate da parte di altre amministrazioni. Le nuove risorse finanziarie saranno assegnate – assicurano alla Giustizia – secondo un criterio meritocratico e cioè prioritariamente agli uffici che fin qui hanno saputo utilizzare meglio quelle loro già destinate in precedenza.
Al dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria ricordano che avere individuato come priorità lo smaltimento delle cause “a rischio Pinto” potrebbe avere due conseguenze collaterali e sgradite nel singolo ufficio: l’invarianza delle pendenze finali e la perdita dell’incentivo economico istituto nel 2011 e legato allo smaltimento di almeno il 10% dell’arretrato. Ma è alle viste una modifica proprio su questo punto, per rendere fruibili risorse economiche a chi riesce a cancellare non tanto e non solo l’arretrato seriale a prescindere dalla sua vetustà, ma anche a chi riesce a rispettare il programma del ministero sull’arretrato ultratriennale.
Così, entro i prossimi sei mesi dovranno essere smaltiti gli affari contenziosi iscritti a ruolo nel secolo scorso e quindi fino al 2000 (86.283 in tutto); mentre entro 9 dovranno essere definiti quelli iscritti fino al 2005 (in totale 127.146). La terza fase sarà all’insegna della gestione ordinaria dell’arretrato rimasto e cioè degli 835.190 affari del periodo 2006-2010 e dei 2.692.504 degli ultimi tre anni.

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