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Nove italiani su dieci per la tutela del copyright Le richieste di Fieg e Enpa

Nove italiani su dieci sono favorevoli alla norma europea che impone ai colossi Internet come Google o Facebook di tutelare il copyright, e quindi remunerare, i produttori dei contenuti, come i giornali e gli artisti. Il 12 settembre, infatti, a Strasburgo il Parlamento Ue si riunirà per votare la direttiva di riforma del copyright. Fieg e Enpa si sono mosse per chiedere ai parlamentari di schierarsi a favore del diritto d’autore. E, secondo una ricerca di Harris Interactive dal titolo «Copyright & Us Tech Giant», al loro fianco c’è l’87% della popolazione europea (89% in Italia), favorevole a un giusto compenso per gli artisti e i creatori di contenuti che distribuiscono (o che vedono pubblicati senza compenso) i propri contenuti sulle piattaforme dei giganti hi-tech.

La ricerca, commissionata da «Europe for Creators», movimento che riunisce 250 organizzazioni nella Ue, ha coinvolto 6.600 persone in Repubblica Ceca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Polonia, Romania e Spagna. E il segnale è arrivato, inequivocabile: i cittadini si aspettano risposte concrete. Anche perché il 67% degli europei ritiene che l’ago della bilancia penda ancora a favore di Google, Apple, Facebook, Amazon & co. E la maggioranza degli intervistati (il 61%) teme che la democrazia sia minacciata dal «potere 4.0».

A rischio anche l’economia: solo in Italia, secondo uno studio di Italia Creativa, il differenziale di valore che le piattaforme online dovrebbero riconoscere agli autori è di circa 260 milioni di euro. Se la direttiva non sarà approvata, i mancati introiti aumenterebbero di oltre 20 milioni l’anno, per una perdita di oltre 700 mila euro al giorno a danno di giornali ed editori italiani. «Il segnale è evidente: l’equilibrio dei poteri va riformato a favore dei creatori di contenuti», ha commentato Véronique Desbrosses, direttore generale del Gruppo europeo delle società di autori e Compositori (Gesac), di cui fa parte la Siae. «I cittadini hanno parlato, ora la parola passa ai politici».

Maria Elena Zanini

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