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Nouy: «Non c’è una questione specifica degli Npl per l’Italia»

«Non c’è un tema specifico sugli Npl», il portafoglio in crediti deteriorati, «che riguarda soltanto le banche italiane.È un problema che vale anche per banche di altri Paesi». Lo ha detto Danièle Nouy, numero uno della Vigilanza unica europea, durante un seminario organizzato da Goldman Sachs a Parigi, spiegando che il gruppo di lavoro istituito dalla Bce e presieduto dal vice-governatore irlandese, Sharon Donnery, «è al lavoro da mesi e sta lavorando duro. Presto giungerà alle conclusioni» sulle possibili soluzioni per gli Npl.
Dopo di che le banche dovranno avviare un dialogo, di almeno due mesi, con la Vigilanza su come affrontare il problema, prima che si arrivi a un orientamento finale. «È come una maratona – ha sottolineato Nouy – ogni banca potrà scegliere quale ritmo scegliere per arrivare al traguardo».
Si tratta di una presa di posizione importante, visto che a gennaio era stata proprio la rivelazione dell’esistenza di un questionario della vigilanza della Bce inviato ad alcune banche europee – informazioni sullo stato dei crediti deteriorati – a scatenare una tempesta in Borsa che aveva penalizzato in particolare le banche italiane. Istituti che da inizio d’anno hanno poi visto un calo pesante dei corsi azionari.
Quanto allo schema unico europeo di garanzia sui depositi, il cosiddetto Edis, «arriverà velocemente», ha detto sempre il presidente dell’Autorità di vigilanza europea, spiegando i ritardi registrati dal terzo pilastro dell’Unione bancaria ancora in discussione. Resta ancora da completare il terzo pilastro e il fondo di risoluzione bancaria» che, da tabella di marcia dovrebbe essere operativo solo dal 2023.
Sempre sul tema delle banche italiane è intervenuta l’agenzia di rating Fitch, che ha espriesso alcune preoccupazioni sul sistema del credito italiano. In Italia l’impatto del programma di riforme richiederà tempo prima di materializzarsi, mentre si accumulano le pressioni su vari settori, in particolare su banche e Pmi. Fitch sottolinea che «l’esito del referendum di ottobre sarà essenziale nel determinare se il percorso di riforma dell’Italia continuerà o andrà in stallo». Nella Penisola, il settore bancario risente di una debole qualità degli asset, oltre che di una considerevole frammentazione e secondo l’agenzia avrà bisogno di provvedere a ulteriori accantonamenti e questo potrebbe comportare la raccolta di altro capitale.
L’Italia – indica Fitch – ha visto in ritardo il problema degli Npl, mentre Irlanda e Spagna hanno ricapitalizzato le loro banche prima che entrasse in vigore il bail-in. Le iniziative che vengono adottate ora in Italia per risolvere il problema devono affrontare maggiori difficoltà e c’è il rischio che non riescano a gestire il nodo dei crediti deteriorati in modo efficace. Non solo, lo Stato italiano è tra i più indebitati del mondo e la situazione del bilancio pubblico lascia poco margine per misure significative di rilancio della crescita. Alla base dei problemi di qualità degli asset del settore bancario sta per altro la debolezza del comparto delle Pmi, i cui Npl compongono gran parte dei portafogli delle banche.
Il tutto mentre per l’Italia nel medio periodo permangono pressioni «abbondanti», in particolare su banche e iPmi.

Vittorio Da Rold

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