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Ma Nouy non aspetterà l’Esecutivo: Bce pronta a procedere «caso per caso»

«Cosa siamo andati a fare?». Il giorno dopo l’incontro a Roma con la numero uno della Vigilanza Bce Daniele Nouy, i principali banchieri italiani non nascondono l’inutilità della riunione che, teoricamente, sarebbe dovuta servire a chiarire le incomprensioni relative al cosiddetto «addendum» sulla valutazione nei bilanci bancari dei Non performing loans (Npl). Progetto che prevede nei bilanci bancari l’azzeramento dopo due anni dei crediti in sofferenza non garantiti e dopo sette anni di quelli garantiti da collaterale.
Da madame Nouy, invece, mercoledì non è arrivata alcuna «alzata di palla» ma solo un «muro» alle richieste italiane (ed europee) di riconsiderare il provvedimento per come era stato annunciato due mesi fa. Leggendo appunti scritti anche nelle risposte alla sessione di Q&A, Nouy ha cortesemente ribadito le prerogative esclusive della Vigilanza Bce. Preannunciando, stando alle insicrezioni dei partecipanti alla riunione in Banca d’Italia di mercoledì, che l’addendum sarà sostanzialmente riproposto dall’Ssm nella versione originale malgrado le contestazioni formali al documento da Parlamento Ue, Autorità e associazioni bancarie europee.
L’avanti tutta è stato motivato da Nouy con due argomentazioni destinate a rimanere nella memoria dei banchieri presenti all’incontro e, inevitabilmente, a condizionarne i comportamenti futuri in materia di politiche di bilancio.
La prima: la Vigilanza della Bce non aspetterà per varare il proprio provvedimento le decisioni della Commissione Ue che, sullo stesso tema, sta per approvare una normativa (non retroattiva) di riduzione degli Npl che non coinvolgerà lo stock pregresso di crediti deteriorati ma solo i futuri crediti concessi a partire da gennaio 2018. Nouy ha invece ribadito ai banchieri italiani la propria personale intenzione, senza chiarire se questa sia già anche quella della maggioranza dell’Ssm, di ricomprendere nei nuovi criteri di svalutazione anche lo stock di crediti già in essere e in particolare i cosiddetti «unlikely-to-pay» (Utp, assimilabili ai vechi prestiti incagliati).
La seconda argomentazione, preoccupante anche per la prospettiva riguardante altri provvedimenti allo studio, è che qualunque decisione che impatti sui requisiti di capitale delle banche è stata e sarà presa nell’ambito del cosiddetto Pillar 2, ovvero del cuscinetto di capitale non obbligatorio (a differenza del Pillar 1, stabilito per legge) ma discrezionale da parte della Vigilanza. L’addendum Bce sugli Npl, dunque, non si presenterà legalmente come un obbligo per le banche ma come un auspicio della Vigilanza che potrà, eventualmente, accogliere richieste di deroga purchè motivate.
Una modalità di procedere che probabilmente sarà utile per prevenire focolai di crisi e per rassicurare i regolatori, ma che lascia evidentemente alla Vigilanza europea un enorme potere discrezionale nel decidere «caso per caso» quali banche, e di quali Paesi, dovranno procedere con aumenti di capitale o con riduzione dei risk weighted assets. Due temi che avranno un impatto non irrilevante sull’economia reale.
Il «Pillar 2» può trasformarsi da elemento di regolazione bancaria in fattore di politica economica? La Ue, come ha fatto nei giorni scorsi la Corte dei Conti europea, farebbe bene a ragionare sui poteri reali della Vigilanza Bce.

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