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Nouy: «Al vaglio anche lo stock di Npl»

Da anni ormai Basilea evoca il rigore a oltranza per i banchieri di tutto il mondo. Forse anche per questo sono risuonate in modo particolarmente sinistro le parole pronunciate ieri da Danièle Nouy, capo della Vigilanza della Bce, a una conferenza ospitata nella sede della Banca dei regolamenti internazionali: Francoforte sta valutando delle «linee guida quantitative» per lo smaltimento dello stock accumulato di crediti deteriorati, ha scandito.
In pratica, la Nouy non ha solo ribadito un concetto già ventilato nelle settimane scorse. Ma l’ha rafforzato e specificato: ripercorrendo l’attività condotta nei mesi passati dai team ispettivi di concerto con la Vigilanza, Nouy ha ricordato che a ogni istituto è stato chiesto di preparare piani di smaltimento «ambiziosi e realistici» sui legacy asset, cioè lo stock di Npl già a bilancio, ma al tempo stesso ha dichiarato che «intendiamo emanare linee guida addizionali con indicazioni quantitative per le banche che tergiversano». Il messaggio suona ancora più chiaro rispetto alle settimane scorse, perché arriva dopo il fuoco di sbarramento degli ultimi giorni, che ha visto ad esempio protagonista il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, e il ministro Padoan. La Bce, ha fatto intendere ieri Nouy, intende tenere il punto; e il nuovo documento in materia di Npl preannunciato entro la fine di marzo 2018 sarà con ogni probabilità lo strumento con cui la Vigilanza introdurrà quelli che si annunciano come nuovi e più insidiosi paletti.
L’accanimento sui mille miliardi di crediti deteriorati lordi (di cui circa un quarto facenti capo alle banche italiane)è dettato dal fatto che la marea di Npl «impedisce alle banche di finanziare l’economia», ha ripetuto ieri la Nouy. Ma proprio questa è la principale obiezione dei banchieri italiani (e non solo): le nuove maxi svalutazioni potrebbero determinare una fase transitoria in cui tutta l’attenzione delle banche rischia di essere rivolta al capitale, chiudendo i rubinetti del credito per tutti, o quasi.
Un dato è certo: le mosse, reali o paventate, dalla Vigilanza generano incertezza sul mercato. E in particolare sulle banche. Martedì l’aveva rilevato Moody’s, che ha confermato l’outlook negativo sul settore, ieri l’ha ripetuto anche Fitch, che a sua volta mantiene un outlook negativo sugli istituti italiani per la sfida di ridurre l’alto livello di crediti non performing, vicino al 17%, accanto a una redditività e capacità di generare capitale deboli. «La necessità di intervenire per supportare tre banche nel 2017 ha evidenziato la debolezza del settore», scrivono gli esperti di Fitch, e poco importa che nel 2017 ci sia stata «una spinta più forte nell’affrontare il problema degli Npl e una recente riduzione della categoria peggiore, cioè delle sofferenze».
Sul tema delle regole, intanto, è di ieri anche la presa di posizione della Commissione Finanze del Senato, che ha dato il via libera con la sola astensione del M5s a una nota con cui «si invita il Governo – spiega il presidente, Mauro Maria Marino (Pd) – ad attivarsi nelle sedi opportune affinché la Bce, in relazione ai crediti deteriorati futuri, nella sua indipendenza e nell’ambito delle sue competenze, formuli nuove indicazioni al sistema bancario e agli organismi di vigilanza operanti nei singoli Paesi, in stretta sintonia con le Istituzioni Ue e in coerenza con gli obiettivi di crescita che hanno, come già ricordato, ispirato anche la sua più recente politica monetaria». Le linee guida Bce,conclude Marino, «devono essere in sintonia con gli indirizzi che maturano nel Consiglio e nella Commissione Europea».

Marco Ferrando

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