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Notifiche viziate, paga il fisco

Gli errori di notifica fanno male al fisco. Tutte le volte che il procedimento di notifica degli atti fiscali è viziato, il rischio di perdita per le casse dell’Erario è più che concreto. Si va da irregolarità delle notifiche perché effettuate a società già cancellate dal registro delle imprese, a notifiche irregolari perché effettuate nei confronti di soggetti non abilitati o non più abilitati al ritiro degli atti per conto dei soggetti terzi a cui si riferiscono.

Ecco alcune delle più recenti sentenze emesse dai giudici di merito e di legittimità aventi ad oggetto i vizi delle procedure di notifica.

Le notifiche alle società cancellate. Il problema delle notifiche alle società cancellate dal registro delle imprese è fra le problematiche più dibattute ed attuali. Questo tema è stato oggetto di specifica trattazione da parte delle sezioni unite civili della Corte di cassazione (sentenza n. 4062 del 22/2/2010).

Secondo queste ultime, per effetto della riforma del diritto societario disposta dal dlgs n. 6/2003, le società si estinguono definitivamente dal momento della loro cancellazione dal registro delle imprese. Tale atto determina per le società la perdita di ogni legittimazione sostanziale e processuale. Da ciò ne consegue che dopo la cancellazione dal registro delle imprese, nessun tipo di notifica potrà essere validamente effettuata in capo alla società né la stessa potrà legittimamente impugnare gli atti notificategli perché oramai priva di legittimazione processuale.

Sulla scia di detta interpretazione delle sezioni unite civili, la Ctr Toscana con la sentenza n. 3 del 19/1/2012, ha dichiarato «nulla la notificazione di un avviso di accertamento a una società giuridicamente estinta perché cancellata dal registro delle imprese e quindi priva di ogni legittimazione sostanziale e processuale».

Secondo l’Agenzia delle entrate invece il difetto di notifica poteva considerarsi sanato dalla tempestiva proposizione del ricorso da parte della società. Secondo i giudici della regionale invece, come si legge nella parte dispositiva della motivazione, «essendo stata cancellata la srl dal registro delle imprese da tale momento è priva di ogni legittimazione processuale oltre che sostanziale, con la conseguente nullità della notifica dell’avviso di accertamento e dello stesso ricorso».

La cancellazione della società dal registro delle imprese equivale quindi a una «estinzione irreversibile della società» con la conseguenza che l’amministrazione finanziaria non potrà più richiedere il pagamento dei suoi crediti a meno che non riesca a provare la colpa dell’organo amministrativo.

Sulla responsabilità del liquidatore di società cancellata dal registro delle imprese ha avuto modo di occuparsi di recente la Corte di cassazione con la sentenza n. 22863 del 3 novembre 2011. Perché il liquidatore possa essere chiamato a rispondere dei debiti della società ormai cancellata dal registro delle imprese, si legge in sentenza, è necessario che l’amministrazione finanziaria dia prova che lo stesso ha agito con dolo o con colpa durante la fase liquidatoria precedente la cessazione dell’ente societario.

In difetto di tali requisiti, conclude la Cassazione «non è più dubitabile che la cancellazione dal registro delle imprese produca l’effetto (costitutivo) della estinzione irreversibile della società anche in presenza di debiti insoddisfatti o di rapporti non definiti, da ciò istituendosi una comunione fra i soci in ordine ai beni residuati dalla liquidazione ovvero sopravvenuti alla cancellazione».

Le notifiche presso la sede legale. Quando invece la società non è stata cancellata dal registro delle imprese, ma risulta comunque impossibile effettuare la notifica presso la sede legale (uffici chiusi, trasferimenti in corso ecc.) il fisco deve adottare una serie di cautele preliminari. In particolare, prima di procedere alla notifica alla persona fisica che rappresenta l’ente, il messo notificatore dovrà accertarsi che la società non abbia nello stesso comune ove è ubicata la sede legale una sede secondaria o una succursale o un ufficio.

In queste situazioni, recita la sentenza n. 12007 del 31 maggio 2011 della Corte di cassazione, la notifica ai sensi dell’articolo 60, primo comma, lettera e) del dpr 600/73 tramite affissione all’albo comunale, potrà effettuarsi ai sensi della citata disposizione solo se «nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente». L’esistenza di una sede secondaria nell’ambito dello stesso comune ove era posta la sede legale della società, imponeva invece la notifica presso la stessa e non il ricorso alle altre modalità previste dalla legge.

Le notifiche alla persona che rappresenta l’ente

Quando si tratta di notificare atti fiscali a società ed enti le attenzioni sono dunque maggiori rispetto alle persone fisiche.

Si prenda, per esempio, il caso deciso dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 4962 del 28 febbraio 2011, nel quale si è ritenuta invalida la notifica dell’avviso di accertamento consegnata al portiere dello stabile nel quale la società aveva la sede legale. Questo perché, spiega la Suprema corte, la notifica alla persona giuridica non può essere effettuata, in mancanza delle persone menzionate dall’articolo 145 del codice di procedura civile (rappresentante o persona incaricata di ricevere le notificazioni), in mani del portiere dello stabile in cui essa ha sede, ed il richiamo all’art. 139 del codice di procedura civile opera soltanto se l’atto da notificare faccia espressa menzione della persona fisica che rappresenta l’ente. Se invece l’atto fa menzione solo della società, la notifica al portiere è nulla.

Sempre in tema di notifiche alle società va infine preso atto di quanto stabilito dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 6123 del 12 gennaio 2011, nella quale si è considerata illegittima la notifica effettuata nei confronti dell’ex legale rappresentante cessato dalla carica sociale.

Se è vero infatti che in presenza di alcune condizioni e circostanze la notifica può essere effettuata anche nei confronti del soggetto che rappresenta l’ente o che è stato incaricato di ricevere le notificazioni, è comunque evidente che lo stesso deve essere in carica e la notifica non può considerarsi valida se effettuata, anche con successo, all’ex legale rappresentante già cessato dalla carica.

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