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Notifiche telematiche in tempo reale

Notifiche telematiche in tempo reale. Anche quelle inviate dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfezioneranno nel momento in cui il sistema di posta elettronica certificata genera la ricevuta di accettazione della notifica e non, invece, alle ore 7 del giorno successivo. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 75/2019, depositata ieri in cancelleria (redattore Mario Rosario Morelli). La Consulta scrive la parola fine su una querelle molto sentita dagli avvocati, ossia l’irragionevole limitazione della possibilità di effettuare valide notifiche via Pec oltre le ore 21. Una limitazione giustificata sulla base dell’assunto che notifiche a tarda ora, seppure a mezzo Pec, lederebbero il diritto al riposo dell’avvocato che riceve l’atto, il quale sarebbe costretto a continuare a controllare la propria casella di posta elettronica anche nella fascia oraria 21-24.

A trasmettere gli atti alla Consulta è stata la Corte d’appello di Milano, sezione prima civile, chiamata a decidere sulla eccezione di tardività di un appello proposto dinanzi alla stessa Corte e notificato con Pec dopo le ore 21 ed entro le ore 24 dell’ultimo giorno utile. I giudici milanesi hanno dubitato della legittimità dell’art.16-septies del decreto legge n.179/2012 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese) nella parte in cui prevede che il disposto dell’articolo 147 del codice di procedura civile (secondo cui le notificazioni non possono farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 21) «si applica anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche». E, «quando è eseguita dopo le 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo».

I giudici delle leggi hanno ritenuto fondata la questione, in quanto la «fictio iuris» di differire alle 7 del mattino successivo la notifica effettuata fino alle ore 24 (senza che il sistema telematico possa rifiutarne l’accettazione e la consegna) non giustifica la limitazione degli effetti giuridici della notifica per il mittente a cui «viene impedito di utilizzare appieno il termine utile per approntare la propria difesa». Termine che, prosegue la Corte, l’art. 155 cpc computa «a giorni» e che, nel caso di impugnazione, scade appunto allo spirare della mezzanotte dell’ultimo giorno.

Di qui la decisione di ritenere illegittima la norma considerata «intrinsecamente irrazionale» là dove, conclude la Consulta, «viene a inibire il presupposto che ne conforma indefettibilmente l’applicazione, ossia il sistema tecnologico telematico che si caratterizza per la sua diversità dal sistema tradizionale di notificazione, posto che quest’ultimo si basa su un meccanismo comunque legato all’apertura degli uffici da cui prescinde del tutto la notificazione con modalità telematica».

Francesco Cerisano

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