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Notifiche più veloci e meno liti per incassare tasse e multe

Doppio taglio per accelerare i tempi della riscossione. Procedure di notifica delle cartelle e degli atti esecutivi più veloci, possibilmente digitalizzati, e un taglio netto al contenzioso seriale. Con un coordinamento più stringente tra chi è chiamato a incassare e chi difende in Commissione tributaria gli interessi del Fisco. Sono queste alcune delle direttrici indicate dalla Corte dei Conti nel rapporto di coordinamento sulla finanza pubblica con cui i giudici contabili, oltre ad evidenziare la forte criticità nel recupero dei crediti di tasse e multe (dal 2000 al 2020 non riscosso l’87%, si veda Il Sole 24 Ore di ieri), propongono la loro idea di riforma per rendere più efficiente tutta la macchina. Riforma che però, ad oggi, non compare tra le priorità del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) spedito a Bruxelles nelle settimane scorse.

Procedure di notifica

La Corte mette al primo posto l’esigenza di rendere più efficiente il sistema di notifica, ossia la consegna delle cartelle e degli altri atti della riscossione (fermi amministrativi, ipoteche o pignoramenti), che oggi «dilatano i tempi della riscossione, mettendo a dura prova la capacità organizzativa della struttura». La soluzione ipotizzata su questo delicato snodo del recupero dei crediti statali passa per la digitalizzazione delle procedure. Digitalizzazione spianata, e a dire il vero già ampiamente utilizzata, con l’obbligo della Posta elettronica certificata (Pec) per imprenditori iscritti alle Camere di commercio e i professionisti iscritti agli ordini. Ma non basta. Per migliorare il meccanismo di consegna a imprese e cittadini dei loro debiti sarebbe necessario istituire una programmazione del servizio di notifica con specifiche diversificazioni a seconda del tipo di atto.

Gli atti esecutivi

Sulla possibilità di consentire all’agente pubblico di recuperare i crediti dello Stato la Corte sembra andare controcorrente rispetto alle decisioni politiche degli anni e soprattutto contro il sentire comune dell’opinione pubblica, che ancora oggi percepisce la riscossione ancora molto aggressiva. E questo nonostante il Legislatore , ormai già da un decennio, abbia ridimensionato gli strumenti della riscossione coattiva vietando, ad esempio, il pignoramento della casa di proprietà dove vive il debitore o quella dei beni strumentali per l’attività di impresa. Con questi interventi legislativi, almeno secondo i giudici contabili, è fortemente diminuita la tutela dell’interesse pubblico con, il paradosso che un creditore privato ha più strumenti e possibilità di rivalersi sul suo debitore rispetto alle possibilità concrete che oggi ha lo Stato. Non è causale che il pignoramento presso terzi, meglio conosciuto come blocco di stipendi, pensioni e conti correnti da parte di Agenzia entrate riscossione sia oggi diventano tra gli strumenti più utilizzati ed efficaci per far pagare le cartelle esattoriali.

Contenzioso

La riforma non potrà prescindere, comunque, da una profonda revisione delle regole che oggi disciplinano il contenzioso tributario in materia di riscossione. Tre i problemi evidenziati dai giudici contabili. Manca una rendicontazione dei dati che impedisce di fatto ogni programmazione per migliorare le performance di incasso dei crediti. C’è una difficoltà per l’amministrazione di potersi adeguatamente difendere in caso di ricorsi o impugnazione degli atti da parte dei contribuenti. Troppe volte, infatti, finiscono per sovrapporsi questioni relative all’attività dell’agente della riscossione (per esempio le notifiche) con quella dell’ente creditore (la consegna dell’atto prodromico alla cartella). Situazioni che creano difficoltà di coordinamento nella difesa dell’interesse pubblico «spesso insuperabili». Troppe volte le cause sono affidate ad avvocati del libero foro , anche su questioni che, al contrario, sarebbero di più facile gestione se affidate a funzionari interni che conoscono meglio i dettagli e i vincoli di ogni singola procedura. Inoltre i vincoli procedurali (posti a tutela del diritto dei contribuenti nell’ultimo decennio), hanno moltiplicato le possibilità di ricorso da parte di cittadini e imprese. Ognuno degli atti, dall’avviso di intimazione ai preavvisi di fermo e ipoteca, «genera contenzioso, incluso anche il mero estratto di ruolo nel caso in cui il debitore sostenga di non aver ricevuto regolare notifica degli atti presupposti».

Prescrizione

I giudici contabili, nel prendere atto dell’orientamento della Cassazione sulla prescrizione breve dei crediti, arrivano a sostenere la possibilità di prevedere «trattamenti definitori agevolati» per la cancellazione delle vecchie cartelle, suggerendo di chiudere con il passato almeno fino al 2017. In questo modo la Corte va anche oltre le ultime scelte del Governo che con il Dl Sostegni 1 hanno previsto il condono di 9 milioni di atti datati dal 2000 al 2010.

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