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Notifiche-Pec, non c’è l’intesa

Gli avvisi di accertamento notificati a mezzo Pec sono nulli. La possibilità di notificare gli atti impositivi per posta elettronica certificata non è prevista da alcuna norma e la procedura è quindi inesistente, poiché esce completamente al di fuori dello schema legale. Il vizio non è sanabile dalla proposizione del ricorso, in quanto trattasi di inesistenza e non di nullità. Con queste conclusioni, che si leggono nella sentenza n. 6087/21/14 dello scorso 24 giugno, la Ctp di Milano ha annullato un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle dogane. L’atto in questione era stato notificato per il tramite della posta elettronica certificata. Per questa ragione, la società accertata adiva i giudici tributari meneghini, eccependo la nullità derivata del provvedimento, come effetto dell’inesistenza della sua notificazione. Il ricorso ha trovato pieno accoglimento, con compensazione delle spese di giudizio in ragione della novità delle questioni trattate.

È opportuno rammentare che la notificazione degli atti tributari via Pec è stata introdotta dal legislatore con l’art. 38, comma 4, lett. b), dl 31 maggio 2010, n. 78 (convertito con legge n. 122/2010), che ha aggiunto all’articolo 26 del dpr n. 602/1973 il comma 2.

Tale norma, tuttavia, è specificamente riferita alle cartelle di pagamento e non può essere applicata agli altri atti.

«È pacifico», si legge nelle motivazioni, «che l’avviso sia stato inviato alla ricorrente a mezzo posta elettronica certificata, che erroneamente l’Agenzia parifica alla notifica per posta». L’amministrazione resistente ha tentato di difendere il proprio operato sostenendo che, ad ogni modo, l’imperfezione della procedura di notificazione risulta sanata dalla tempestiva proposizione del ricorso, sintomo del fatto che il contribuente sia venuto a conoscenza della pretesa e l’atto abbia quindi raggiunto il proprio scopo. Tali argomentazioni, però, non hanno convinto il giudice tributario, che ha inquadrato il vizio come «inesistenza» (non sanabile) piuttosto che «nullità». La Ctp richiama in tal senso un principio della Suprema corte secondo cui «una notificazione può dirsi giuridicamente inesistente quando il relativo atto esce completamente dallo schema legale degli atti di notificazione, ossia quando difettano totalmente gli elementi caratterizzanti che consentono la qualificazione di atto sostanzialmente conforme al modello legale delle notificazioni». Esperita detta premessa, la sentenza aggiunge che «la notifica a mezzo Pec, se non espressamente prevista da una norma, deve ritenersi esca fuori dal modello legale delle notificazioni», e ancora, «nessuna norma autorizza che possa avvenire la notifica di un accertamento e/o di una rettifica a mezzo Pec». Dunque, «trattandosi di inesistenza della notifica e non di nullità, non può trovare applicazione la sanatoria invocata dall’Ufficio doganale».

In conclusione, può dirsi che la possibilità di notificare gli atti tributari via Pec riguardi esclusivamente le cartelle di pagamento emesse da Equitalia, mentre rimane completamente esclusa per ogni altro tipo di provvedimento. Il difetto di notifica, secondo quanto si legge nella sentenza in commento, può essere fatto valere impugnando direttamente l’atto notificato, poiché trattasi di inesistenza non sanabile con la proposizione del ricorso, sebbene tale ultimo profilo sia in verità assai dibattuto nella giurisprudenza tributaria, di merito e legittimità.

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