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Notifiche, la prova su Equitalia

L’onere di provare in contenzioso la regolarità della notifica di una cartella esattoriale è sempre di Equitalia. Anche se sono passati più di cinque anni. E l’agente della riscossione può esibire soltanto la relata di notifica (in caso di utilizzo del messo) o l’avviso di ricevimento (in caso di utilizzo della raccomandata a/r). Sono quindi esclusi altri strumenti alternativi, quali per esempio la schermata del tracking online del servizio postale o altre attestazioni equipollenti. Ad affermarlo è la sezione tributaria della Cassazione, con la sentenza n. 6887 dell’8 aprile 2016.

Il caso vedeva Equitalia Centro impugnare una sentenza della Ctr Toscana, dopo che quest’ultima aveva accolto l’appello di un contribuente, annullando la cartella di pagamento e con essa l’ipoteca iscritta su un immobile del debitore.

La Suprema corte entra nel merito dell’articolo 26, comma 5 del dpr n. 602/1973, invocato dalla società di riscossione. Tale norma stabilisce che «l’esattore deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento e ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione». Il contenzioso riguardava vicende di diversi anni prima, oltre cioè il termine quinquennale fissato dalla norma.

Tuttavia, sottolinea la Cassazione, la disposizione non esenta Equitalia dall’onere probatorio decorso tale periodo, «limitandosi a stabilire che quest’ultima conservi la prova documentale della cartella notificata a soli fini di esibizione al contribuente o all’amministrazione». Nell’ottica di un processo tributario che può durare anche 15-20 anni, perciò, «trovano pieno e continuativo vigore – se necessario, anche oltre i cinque anni – le disposizioni generali sul riparto e sul soddisfacimento dell’onere probatorio». Il concessionario sarà comunque tenuto, «indipendentemente dal suddetto obbligo di conservazione nel quinquennio, a fornire in giudizio la prova della notificazione della cartella». Come dire: una cosa è l’obbligo di conservazione a fini amministrativi, organizzativi e ispettivi previsti dal dpr n. 602/1973, un’altra l’osservanza della normativa civilistica sull’onere della prova (articolo 2697 c.c.), «non derogato dalla norma speciale».

Un orientamento che presenta un’analogia con precedenti pronunce, emesse a proposito della conservazione decennale delle scritture contabili, nelle quali era stato affermato che oltre tale termine l’imprenditore non resta esonerato dall’onere della prova posto a suo carico (si vedano, tra le altre, le pronunce nn. 26683/09, 1842/11 e 19696/14).

Valerio Stroppa

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