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Notifica via posta, ricevuta essenziale

Ai fini del perfezionamento della notifica di un atto tributario eseguita a mezzo posta, nonché della sua dimostrazione in sede di giudizio, l’avviso di ricevimento è prova essenziale e la dichiarazione di avvenuta consegna del plico, certificata dal direttore dell’ufficio postale, non può ritenersi documento equipollente al primo. È quanto si legge nell’ordinanza n.23470/2017 della Corte di cassazione, depositata lo scorso 6 ottobre in cancelleria.

Il caso riguarda un eccepito difetto di notifica, in relazione a un’intimazione di pagamento avente come presupposto una cartella di natura erariale. I gradi di merito si concludevano in senso favorevole alla parte contribuente, innescando il ricorso per Cassazione proposto dall’agente della riscossione contro la sentenza emessa dalla Ctr di Bari. In particolare, i giudici d’appello non avevano ritenuto valida l’attestazione di avvenuta consegna del plico contenente l’atto impugnato, redatta dal direttore dell’ufficio postale di recapito della raccomandata, in presenza dello smarrimento dell’originale dell’avviso di ricevimento, sottoscritto da destinatario.

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo non validamente provata la notifica dell’atto tributario, poiché la stessa, se eseguita a mezzo posta, può essere dimostrata soltanto attraverso l’esibizione dell’avviso di ricevimento o di un suo duplicato. All’uopo l’attestazione del direttore dell’ufficio postale non può ritenersi equipollente al duplicato di cui all’art. 8 del dpr n. 655/82, poiché non reca la sottoscrizione del ricevente, né dà conto delle circostanze della consegna. Il citato articolo 8, infatti, prevede che «in caso di smarrimento dell’avviso l’interessato non ha diritto ad alcuna indennità, ma può richiedere alla Amministrazione che gli venga rilasciato gratuitamente un duplicato dell’avviso stesso firmato dal destinatario o munito della dichiarazione di cui al primo comma».

In sostanza, la Cassazione ha indicato la via che l’agente della riscossione avrebbe dovuto seguire, per sopperire allo smarrimento dell’avviso di ricevimento: la citata norma consente di richiedere all’ufficio postale un duplicato dell’avviso di ricevimento, documento che si può utilizzare per comprovare l’avvenuta notifica. Qualunque altro mezzo, invece, risulta inefficace.

Al rigetto del ricorso, la Suprema corte ha fatto seguire una significativa condanna alle spese di giudizio, a carico del ricorrente agente della riscossione.

Nicola Fuoco

( ) Con ricorso in Cassazione affidato a un motivo, nei cui confronti la parte contribuente ha resistito con controricorso, l’agente della riscossione impugnava la sentenza della Ctr della Puglia, relativa a un avviso d’intimazione per Irpef 2007, lamentando la violazione degli artt. 19 e 21 del dlgs n. 546/92 e dell’art. 26 del dpr n. 602/73, nonché dell’art. 8 del dpr n. 655/82, in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., in quanto, erroneamente i giudici d’appello non avrebbero ritenuta valida l’attestazione di avvenuta consegna del plico contenente l’atto impugnato, redatta dal direttore dell’ufficio postale di recapito della raccomandata, in presenza dello smarrimento dell’originale dell’avviso di ricevimento, sottoscritto da destinatario. Il collegio ha deliberato di adottare la presente decisione in forma semplificata In via preliminare, il ricorso è inammissibile, per difetto di autosufficienza, ex art. 366 primo comma n. 6 c.p.c., in quanto, la parte ricorrente non ha riportato in ricorso, né indicato la collocazione topografica nell’ambito della documentazione afferente alle fasi di merito, della predetta attestazione rilasciata dal direttore dell’ufficio postale, così da mettere in condizione questa Corte di esaminare tale documento al fine del giudizio di equipollenza con l’originale smarrito. Nel merito, il motivo sarebbe, comunque, infondato, in quanto è insegnamento di questa Corte quello secondo cui: «La notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell’atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario e l’avviso di ricevimento prescritto dall’art. 149 cod. proc. civ. è il solo documento idoneo a provare sia l’intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l’identità della persona a mani della quale è stata eseguita; ne consegue che, ove tale mezzo sia stato adottato per la notifica dell’avviso di accertamento, la mancata produzione dell’avviso di ricevimento comporta conseguentemente l’invalidità della notifica, e l’illegittimità della cartella di pagamento basata sull’avviso di accertamento, in quanto non preceduta dalla regolare notifica al contribuente dell’avviso predetto» (Cass. ordd. nn. 14861/12, 2790/16, 23213/14). Nel caso di specie, la decisione della Ctr si pone in evidente contrasto con il principio di diritto sopra enunciato, in quanto, l’attestazione del direttore dell’ufficio postale non è equipollente al duplicato di cui all’art. 8 del dpr n. 655/82, in quanto non reca la sottoscrizione del ricevente, né dà conto delle circostanze della consegna. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

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