Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Notifica via Pec, vecchi ricorsi inammissibili

I ricorsi e gli appelli notificati utilizzando la posta elettronica certificata sono inammissibili, qualora la spedizione sia stata fatta prima dell’entrata in vigore del processo tributario telematico. Così, per esempio, la Ctr di Roma ha bocciato un appello proposto nel luglio del 2016 utilizzando la Pec, in una data antecedente all’entrata in vigore del Ptt per la regione Lazio. È quanto si legge nella sentenza n.1453/6/17 della Ctr di Roma.

Non rileva, secondo i giudici, il richiamo alla disciplina generale che ha dato avvio all’utilizzo della Pec all’interno della p.a. e nei rapporti tra questa e i privati e neppure la sostanziale equiparazione legale tra il valore della Pec e quello della posta raccomandata tradizionale. Il rito tributario, infatti, è regolato da norme specifiche e rigorose per quanto concerne le notificazioni degli atti processuali. D’altronde, aggiunge la Ctr, il ricorso effettivo a tale modalità inedita di notifica degli atti non può prescindere dall’adozione di una necessaria disciplina attuativa e di una specifica regolamentazione tecnica. L’introduzione del telematico nell’ambito processuale tributario ha avuto ingresso con il dl n. 98/11, ma il percorso di perfezionamento è stato subordinato a specifici provvedimenti attuativi, salvo per quanto concerne le «comunicazioni» che però concernono le funzioni svolte dalle segreterie delle commissioni tributarie. Peraltro, si deve tener presente che la notifica degli atti processuali via Pec si inserisce in un più generale contesto telematico che riguarda tutto il processo, con riflessi sulle modalità di accesso agli atti. Non si tratta solo di «equiparare» una modalità di notifica ad un’altra, bensì di implementare una nuova struttura del procedimento, permeata dal mezzo informatico. Da ultimo, neppure può invocarsi la facoltà concessa agli avvocati di effettuare notifiche dirette, ex art. 1 della legge 21 Gennaio 1994 (nella quale è stata poi inserita la possibilità di ricorrere al mezzo della Pec per dette notifiche) poiché la stessa è riferita agli atti civili, amministrativi e stragiudiziali; e, soprattutto, anch’essa ha necessitato di un’attuazione, con specifici decreti, nell’ambito dei sistemi giudiziari e processuali in cui è possibile farne uso. Sulla scorta di tutte queste considerazioni, la Ctr di Roma ha anche condannato la parte contribuente al pagamento di ingenti spese di giudizio.

Nicola Fuoco

[omissis] Allo stato presente, come visto, si deve ritenere che, a differenza di quanto avviene per il rito civile, nei giudizi davanti alle CC.TT. non sia (ancora) possibile effettuare notifiche di atti processuali utilizzando la Pec ( ).

Quindi, gli unici soggetti legittimati a ricorrere alla Pec nell’ambito del processo tributario (sino al progressivo avvio dettato dal dm n. 163 del 2013 e dal D. Dirett. del 4 agosto 2015) sono gli uffici di segreteria delle CC.TT., e solamente per le comunicazioni, come previsto dall’art. 16, comma 1-bis, del dlgs n. 546 del 31 dicembre 1992. Oltre tutto, a riprova della attuale impossibilità di far ricorso alla notificazione dell’atto di appello mediante Pec, l’art. 9, comma 2, del dm n. 163 del 2013 prevede che il deposito del ricorso e degli altri atti di cui al comma 1, unitamente alle relative ricevute della Pec presso la segreteria della Commissione tributaria, dovrà avvenire esclusivamente mediante il Sigit.

Come invece già rammentato, l’appellante si è limitato a depositare delle mere riproduzioni cartacee delle suddette ricevute, stampe che ovviamente nulla RGA 5976/16 garantiscono, a differenza degli atti nel loro formato nativo digitale, la necessaria ed imprescindibile riferibilità tra le predette ricevute e gli atti «notificati» (riferibilità che dovrà appunto essere assicurata, per le esigenze specifiche del rito tributario, dalle regole tecnico operative non ancora vigenti).

In conclusione, l’utilizzo di un sistema di notificazione (ancora) non (compiutamente) regolamentato (al momento della notifica) dalla disciplina specifica per quanto concerne il contenzioso davanti alle CC.TT., in presenza di una disposizione (art. 16) che ancora prevede unicamente l’utilizzo della posta tradizionale, il difetto di legittimazione del soggetto istante (difensore della parte soccombente) a ricorrere al sistema di notificazione diretta a mezzo di posta raccomandata ai sensi della L. n. 53 del 1994 e tanto più a mezzo del sistema «equivalente» di Pec, la mancanza di ogni sicura riferibilità all’atto da notificare nelle mere riproduzioni cartacee di ricevute di comunicazioni effettuate mediante Pec, come quelle depositate dall’appellante, costituiscono tutti vizi dai quali deriva non già solo la nullità ma bensì l’inesistenza della notificazione stessa, circostanza che preclude ogni possibilità di concessione di termini per il suo rinnovo.

La soccombenza comporta il pagamento delle spese del doppio grado di giudizio che vengono liquidate come in dispositivo.

PQM La Ctr di Roma, sez. 6, rigetta l’appello; spese 5.000,00 per la sola parte costituita in giudizio.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa