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Notifica a Pec sempre valida

La notifica alla Posta elettronica certificata nel processo civile telematico è sempre valida. Lo afferma una sentenza delle Sezioni unite della Suprema corte di cassazione, la numero 23620/2018 del 28 settembre, che spiega come il destinatario della notifica, omettendo di eleggere il suo domicilio nel Comune teatro della lite, si è trovato nell’impossibilità di notificare presso la cancellerie del tribunale. Questo perché alla posta elettronica certificata corrisponde, oggigiorno, il domicilio digitale del ricorrente. A parte, naturalmente, che per cause tecniche la Pec non sia accessibile. In particolare, spiegano i giudici, in caso di un’attività di notificazione avvenuta per via telematica, tutti gli eventuali vizi di natura procedimentale restano privi di qualunque significato, anche se viene comunque ultimato il risultato della conoscenza dell’atto notificato tramite Pec. A questo i porporati di piazza Cavour hanno aggiunto che «la mancata indicazione nell’oggetto del messaggio di posta elettronica certificata della dizione «notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994» costituisce mera irregolarità – spiegano gli alti giudici – essendo comunque raggiunto lo scopo della notificazione, avendola il destinatario ricevuta ed avendo mostrato di averne ben compreso il contenuto». E i giudici intervengono ancora sulla questione, specificando che «in materia di notificazioni al difensore, a seguito dell’introduzione del «domicilio digitale», corrispondente all’indirizzo di posta elettronica certificata che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’ordine di appartenenza, non è più possibile alle comunicazioni o alle notificazioni presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario innanzi al quale pende la lite – proseguono gli ermellini – anche se il destinatario ha omesso di eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede quest’ultimo, a meno che, oltre a tale omissione, non ricorra altresì la circostanza che l’indirizzo di posta elettronica certificata non sia accessibile per cause imputabili al destinatario». Concludendo, i giudici affermano che «l’atto deve essere trasmesso a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo di posta elettronica certificata che il destinatario ha comunicato al proprio ordine».

Francesco Barresi

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