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Notifica, l’errore vale solo se intacca la comprensione

Il fatto che l’atto processuale notificato sia incompleto (nel caso di specie «lo stesso era mancante di due pagine») non può definirsi rilevante ai fini della controversia se con ciò non viene intaccato il diritto di difesa: lo ha stabilito la Corte di cassazione (Sezione Lavoro) con la sentenza numero 8095 del 2012.

Il caso sul quale i Supremi giudici sono stati chiamati a intervenire riguardava il ricorso promosso da una società sportiva avverso un atto di precetto per crediti di lavoro: in dettaglio, si trattava della risoluzione anticipata di un contratto sportivo (che, in sede di stipulazione, avrebbe dovuto avere durata triennale), a seguito della quale era intervenuta quietanza liberatoria.

Al di là della natura giuridica da attribuire ai titoli cambiari accordati, che, secondo la parte appellante, erano a garanzia di quanto pattuito con il contratto sportivo; secondo quella appellata, invece, «erano stati rilasciati in occasione della sottoscrizione della quietanza liberatoria come una sorta di buonuscita per i mancati futuri introiti contrattuali», la Corte d’appello aveva rigettato l’eccezione di nullità dell’atto di riassunzione notificato, «monco» di due pagine, facendo «corretta applicazione» del principio, già affermato in giurisprudenza (Cass., nn. 21977/2011; 8138/2011; 1213/2010), secondo il quale «la mancanza di una o due pagine nella copia dell’atto processuale notificato assume rilievo solo se abbia impedito al destinatario della notifica la comprensione dello stesso e, quindi, compromesso in concreto le garanzie della difesa e del contraddittorio».

Anzi, i giudici di merito, avuto riguardo sia alla provenienza che all’oggetto della domanda, avevano ritenuto comprensibile l’atto di riassunzione dell’opposizione.

Sulla base di queste considerazioni anche gli Ermellini hanno rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, precisando in sentenza che questi non chiariva quale fosse stata la concreta lesione del suo diritto di difesa a seguito della lacuna testuale in discorso.

Tra l’altro, continuano, ciò non avrebbe alterato «l’“onere della prova” (recte: la posizione processuale delle parti)», dal momento che l’opponente avrebbe potuto rendere rilevante la suddetta mancanza, chiedendo un termine per integrare le proprie difese».

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