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Notifica al portiere k.o. senza informativa

La notifica della cartella di pagamento consegnata al portiere deve essere perfezionata mediante l’invio di una raccomandata informativa. L’unico documento attestante l’invio della raccomandata e la sua data è l’avviso di ricevimento; con l’onere della produzione a carico dello stesso concessionario. Sono le conclusioni che si leggono nella sentenza n. 994/2017 emessa dalla sezione 12ª della Commissione tributaria regionale di Roma. La vicenda tratta della liquidazione di una dichiarazione di successione dove il concessionario richiedeva il pagamento della somma di oltre un milione e seicentomila euro, notificando una cartella di pagamento con consegna al portiere dello stabile. Nel ricorso introduttivo, il contribuente, opponendo l’avviso di intimazione, riferiva di non aver mai ricevuto questa cartella. La Commissione tributaria provinciale di Roma accoglieva il ricorso annullando la pretesa erariale. Avverso questa sentenza, il concessionario interponeva appello, eccependo che la notifica della cartella presupposta era stata correttamente eseguita nelle mani del portiere nel pieno rispetto di legge. Il contribuente si costituiva in giudizio ribadendo l’illegittimità dell’intimazione, non preceduta da regolare notifica della cartella presupposta. La Commissione regionale ha confermato la decisione resa dai primi giudici, avvalorando la necessità di provare adeguatamente l’invio della raccomandata informativa con cui si comunica al contribuente di aver consegnato il plico al portiere. Il Collegio romano elenca quali siano le carenze riscontrate nella documentazione fornita dal concessionario: 1) manca l’attestazione delle «vane ricerche delle altre persone abilitate a ricevere l’atto»; 2) manca la prova della spedizione della raccomandata contenente la consegna dell’atto al portiere; 3) manca la certezza di tale spedizione, atteso che l’avviso non reca il timbro postale; la notifica è quindi inesistente e comunque nulla. I giudici capitolini elencano una serie di sentenze emesse dalla Cassazione sul punto e arrivano a concludere che l’unico documento attestante la consegna del plico al portiere e la sua data, sia, di regola, l’avviso di ricevimento della raccomandata, la cui produzione in giudizio, è onere che grava sulla parte notificante. Annullando definitivamente la consistente pretesa erariale, la Commissione regionale condanna l’appellante alle spese di lite quantificate in 8 mila euro oltre oneri di legge.

Benito Fuoco

[omissis] Sul punto, la Corte di cassazione con la sentenza n. 4627/2014, (…) Ne discende che deve ritenersi nulla la notificazione nelle mani del portiere, allorquando la relazione dell’ufficiale giudiziario non contenga, come nel caso di specie, l’attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma succitata (cfr. Cass. s.u. 8214/05, 11332/05, 6101/06)».

Pertanto, si rileva che nell’avviso depositato da Equitalia non vi sono: 1) l’attestazione delle «vane ricerche delle altre persone abilitate a ricevere l’atto»; 2) la prova della spedizione della raccomandata contenente l’avviso di consegna dell’atto al portiere; 3) la certezza di tale spedizione, atteso che l’avviso non reca il timbro postale, la notifica è inesistente e/ comunque nulla.

Sempre la Suprema corte di cassazione, con sentenza n. 18322/2014 ha a tale proposito chiarito che «nella notificazione eseguita ex art. 139 c.p.c., comma 3, l’omessa spedizione della raccomandata prescritta dal comma 4 della medesima disposizione non costituisce una mera irregolarità, ma un vizio dell’attività dell’ufficiale giudiziario che determina, fatti salvi gli effetti della consegna dell’atto dal notificante all’ufficiale giudiziario medesimo, la nullità della notificazione nei riguardi del destinatario (Cass. 17915/2008, 7767/2009, 19366/2013)», per poi statuire altresì che (cfr. Corte di cassazione 4891/2015 «In tema di notificazioni a mezzo posta, quando debba accertarsi il perfezionamento della notificazione nei confronti del destinatario, posto che la data del timbro postale sulla busta corrisponde a quella di smistamento del plico presso l’ufficio postale e non all’effettivo recapito al destinatario, che può anche avvenire in data successiva, l’unico documento attestante la consegna a questi e la sua data è, di regola, l’avviso di ricevimento della raccomandata, la cui produzione in giudizio è onere che grava sulla parte notificante» (cfr. sul punto, anche Cass. 16184/2009).

In conclusione, la nullità della notifica della cartella di pagamento presupposta all’intimazione di pagamento impugnata, ne fa discendere la conseguente decadenza dall’azione di riscossione e la prescrizione della asserita pretesa erariale.

La sentenza appellata, condivisa da questo Collegio, è motivata e nella stessa figurano i riferimenti specifici alle contestazioni che la contribuente aveva sollevato in sede di ricorso.

PQM La Commissione tributaria regionale di Roma respinge l’appello e conferma la sentenza impugnata; 02. Condanna l’appellante al pagamento delle spese di lite che liquida in euro 8.000,00 (euro ottomila/00), oltre oneri di legge.

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