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Notai versus blockchain

Il notariato non teme blockchain e smart contract perché nessun notaio potrà mai essere sostituito da un software e l’eliminazione della carta e la conseguente digitalizzazione non ne eliminerà mai il ruolo. È il parere di Giovanni Liotta, presidente di Ferdernotai che al telefono con ItaliaOggi Sette fa il punto su «Blockchain, smart contract e notariato», tutti argomenti titolo del convegno organizzato il 23 settembre scorso da Federnotizie, organo di stampa di Federnotai. Un’occasione in cui notai, istituzioni e imprese hanno discusso di nuove tecnologie e dell’impatto della cosiddetta «internet delle transazioni» a seguito della normativa entrata in vigore nel dicembre 2018, che ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano le nozioni di tecnologie basate su registri distribuiti e smart contract. Liotta, da relatore al convegno, considera necessaria una regolamentazione esterna, preoccupato dal fatto che la tenuta dei registri pubblici possa essere messa a rischio per via di un concetto di decentramento tipico della blockchain aperta, in contrasto con l’ordinamento giuridico italiano fondato sul principio opposto. Per il notaio sindacalista, «se pensiamo all’invenzione blockchain, sappiamo che non esiste un proprietario: c’è un registro diffuso, della rete ma occorre fare attenzione a portare sulla blockchain i nostri registri pubblici – dal registro dello stato civile a quello immobiliare – perché il rischio è che i nostri dati vadano in mano a soggetti sconosciuti. Buona parte dei nostri dati sarebbero esposti al consenso di utenti cinesi, giapponesi e statunitensi senza trasparenza o certezza sulle decisioni dello Stato italiano. Meglio sarebbe», propone, «creare una blockchain italiana piuttosto che rischiare di perdere il controllo dei dati che immettiamo nel sistema. La nostra proposta di blockchain si chiama notarchain, riguardava la filiera del tessile, un progetto che va rivisto anche alla luce della recente normativa del 2019». Il problema resta però la mancanza di tutela del pubblico interesse mancando nella blockchain quell’autorità centrale di controllo e validazione della transazione: «Scongiurato il rischio corruzione, considerati i milioni di miners, proprietari nel mondo, la garanzia anticorruzione», spiega Liotta, «sta proprio nell’impossibilità di corrompere milioni di utenti. Il vero problema resta dunque il controllo che non va subappaltato a terzi ma rimanere nel nostro Stato di democrazia fondata su libertà costituzionali». Per quanto riguarda invece gli smart contract, protocolli informatici in grado di eseguire determinati termini contrattuali, Liotta aggiunge: «Sono contratti che non richiedono necessariamente la presenza della persona fisica come nel caso della registrazione dell’atto generato automaticamente dall’ufficio notarile o l’aggiornamento del catasto. Abbiamo pubblicato due studi sul concetto di smart contract e al convegno ne abbiamo esemplificato alcuni tipi a processo automatizzato: dalla voltura delle utenze ai pagamenti bancari fino alla consegna chiavi nelle transazioni immobiliari o nelle locazioni di case vacanza. Ma il tema dell’uso della blockchain è sempre più rilevante anche in Europa e il mondo del notariato italiano ha un ruolo di primo piano a Bruxelles ora che l’Italia ha acquisito la presidenza della Eu blockchain partnership. Si tratta dell’iniziativa promossa dalla Commissione Ue con l’intento di creare una piattaforma europea basata su questa tecnologia per lo sviluppo di servizi pubblici digitali. Una svolta che potrebbe portare a «una riduzione dei costi per utente e Stato insieme a un miglioramento della macchina amministrativa», sintetizza Liotta con l’auspicio che «il notaio possa così continuare a garantire la trasparenza delle transazioni anche nella piattaforma digitale».

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