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Notai pronti a nuovi compiti

«In Italia la domanda di giustizia supera di tre volte e mezza quella della Germania che ha 20 milioni di abitanti in più. Per questo è necessario che la riforma del processo civile, appena varata, punti ad accelerare le cause e ad aumentare ancora di più l’informatizzazione delle procedure. Ma per rendere il sistema più efficiente non si può prescindere da una de-giurisdizionalizzazione. In quest’ottica il contributo di professioni come quella notarile è fondamentale».
Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, reduce dal voto parlamentare che ha permesso la conversione in legge del decreto sulla riforma del processo civile, ha accolto con queste parole le proposte avanzate nei mesi scorsi dal Consiglio nazionale del Notariato in materia, intervenendo al XLIX Congresso nazionale della categoria che si chiude oggi a Roma e dedicato al tema della competitività.
Orlando, condividendo quanto affermato dal ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi che ha aperto i lavori dell’assemblea, è partito dal riconoscimento dei progressi ottenuti in questi anni in alcuni settori, da quello dei registri immobiliari a quello societario, grazie all’impulso del notariato.
Un contributo per elevare il tasso di competitività del sistema-Italia assicurato attraverso la modernizzazione delle funzioni, a forte valenza pubblica, svolte dai notai e legate al controllo preventivo e alla certezza nella circolazione dei beni.
«Una modernizzazione – ha spiegato il ministro – che è l’unica strada per valorizzare le peculiarità e le specificità di una professione, evitando che la stessa si rinserri nel corporativismo».
D’altro canto, ha sottolineato il presidente del Consiglio nazionale del notariato, Maurizio D’Errico, «la sicurezza giuridica dei flussi finanziari è elemento fondamentale per attrarre investimenti esteri e rilanciare il Paese».
Secondo il rapporto Doing Business 2015 della Banca mondiale l’Italia ha recuperato 44 posizioni rispetto al ranking pubblicato lo scorso anno nella sezione starting a business (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
«Questo – ha rivendicato D’Errico – in coincidenza della digitalizzazione di importanti atti garantiti dai notai, come la semplificazione della costituzione societaria sia in termini di celerità dei tempi che di certezza dei dati».
Il presidente del Consiglio nazionale del notariato ha dato atto al Guardasigilli di aver mantenuto «nei primi provvedimenti legislativi diretti alla riforma della Giustizia, una linea di demarcazione tra il ruolo e le competenze esclusive del notaio e il ruolo e le competenze esclusive degli altri professionisti, confermando il ruolo super partes del notaio».
E in questa prospettiva, ha aggiunto D’Errico, «il notariato è disponibile a presentare proposte, ad assumere nuovi compiti, in particolar modo nei settori della giustizia preventiva e della sussidiarietà».
I notai si rendono perciò disponibili ad assumere l’area della giurisdizione volontaria, quali ad esempio, le nomine e le autorizzazioni ad negotia o a stare in giudizio, e in modo esclusivo gli atti in materia successoria, e la tenuta del registro successioni.
Inoltre, la categoria, in modo conforme a quella di molti legislatori europei, potrebbe in futuro assumere le prove testimoniali e provvedere alla redazione dei verbali di constatazione di fatti, soprattutto nella fase antecedente al processo, ovvero svolgere la funzione di giudice onorario.
Un pacchetto di proposte insomma che il ministro della Giustizia si è detto pronto a vagliare giudicandole di sicuro interesse nell’ottica di una delega di una parte delle funzioni giurisdizionali.
«A patto però – ha precisato Orlando – che questo non comporti ostacoli all’accesso alla giustizia, perchè dobbiamo considerare la fase economica che vive il Paese e non possiamo dimenticare che uno Stato che si dimostri incapace di dirimere le controversie tra privati abdica ad un compito essenziale, a una propria ragion d’essere».
Un riferimento, neanche troppo implicito, ai costi e alle tariffe di queste eventuali nuove attività da calmierare in qualche modo affinché non neghino ai meno abbienti la facoltà di far valere le proprie ragioni.

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