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Notai e farmacisti guidano la classifica dei redditi

ROMA – Le dichiarazioni fiscali 2011 sono cresciute sulla spinta della mini-ripresa economica del 2010, ma le performance del Paese non consentono di pensare che la dinamica sia proseguita nei periodi successivi.
I timidi segnali di crescita dopo il tonfo registrato dal Pil nel 2009 si sono tradotti negli studi di settore in un aumento medio dei
ricavi/compensi dichiarati pari all’1% (798,2 miliardi di euro il totale dichiarato dai contribuenti soggetti agli studi) rispetto all’anno precedente, con andamenti differenziati all’interno dei vari settori: il manifatturiero, che aveva subito il calo maggiore nel 2009, è quello che ha fatto emergere il rimbalzo più deciso (+1,9%), seguito dalle attività professionali (+1,7%) e dai servizi (+1%), mentre è rimasto stabile il commercio (+0,1%).
La fotografia scattata dal dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi 2011 (anno d’imposta 2010) al mondo degli studi di settore e diffusa ieri mostra dinamiche anche più decise sul versante del reddito, che per le persone fisiche si attesta a quota 27.300 euro (+3,1% rispetto al 2009), e sale a 37.500 per le società di persone (+4,3%) e a 31.600 per le società di capitali ed enti (+19,7%).
Anche per i redditi complessivi dichiarati, comunque, il fenomeno è quello del rimbalzo, in grado di far recuperare solo parzialmente il terreno perso nei due anni precedenti. Nel 2008 i contribuenti soggetti agli studi avevano infatti denunciato al Fisco 108,8 miliardi di euro (-6,6% rispetto al 2007), e nel 2009 la massa dei redditi era scesa fino a 99,3 miliardi di euro (-8,7% rispetto al 2008). Nel 2010 i dati mostrano l’inversione di tendenza con una risalita fino a 104,8, ovvero il 6% in più rispetto al 2009.
Naturalmente in un mondo così variegato (gli studi hanno riguardato nel 2010 3.482.862 contribuenti tra imprese e autonomi, nel 63% dei casi si tratta di persone fisiche) i valori medi nascondono al proprio interno situazioni molto variegate.
La classifica dei redditi annui continua a veder primeggiare i notai (318mila euro, con un aumento del 2,4% rispetto all’anno precedente) seguiti da farmacisti (110mila euro, lo stesso valore registrato nelle dichiarazioni 2010) e studi medici (69.820, +2,2%). Lontanissime dagli scalini più alti della classifica molte categorie impegnate in esercizi pubblici come i titolari di bar (16.800 euro di reddito annuo dichiarato), ristoratori (14.300 euro) e tassisti (14.800 euro, come i titolari di autosaloni). I gioiellieri si attestano a 17mila euro, mentre si fermano molto sotto i 10mila euro i titolari di istituti di bellezza (6.500 euro), negozi di abbigliamento (8.600) e tintorie (9.700).
In generale, la platea degli studi di settore è diminuita rispetto all’anno prima di quasi 15mila unità, soprattutto nel manifatturiero (-2,7%), seguito da commercio (-0,6%) e servizi (-0,1%).
Stabili i professionisti (+0,1%). A determinare la flessione hanno contribuito anche le nuove adesioni al regime dei minimi (circa 90mila soggetti in più), che prevede l’esclusione dagli studi di settore. Se si guarda alla congruità e redditività per macrosettore, i dati fanno emergere che a fronte di una perdita media di 900 euro dichiarata complessivamente dai soggetti non congrui e non adeguati, i singoli settori economici spaziano da una perdita media di 19.500 euro nel manifatturiero a un reddito medio di 30.900 euro nelle attività professionali.

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