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Norme tributarie inapplicabili

Norme tributarie incomplete e inapplicabili a causa del continuo rinvio a decreti attuativi. Mancanza di certezza del diritto in ambito fiscale. Ulteriore aumento della pressione fiscale che, nel 2014, raggiungerà il 44,1% del pil. Questo il quadro delineato, ieri, da Banca d’Italia, attraverso il capo del servizio assistenza e consulenza fiscale, Salvatore Chiri il capo del servizio di struttura economica, Paolo Sestito, nel corso delle audizioni che si sono svolte in Commissione finanze al Senato, aventi ad oggetto il rapporto tra contribuenti e fisco.

Nel corso delle audizioni è emerso, in prima battuta, come nonostante gli sforzi compiuti dalle agenzie fiscali (nell’estate del 2013 l’Agenzia delle entrate ha messo a punto un Regime di adempimento collaborativo con i grandi contribuenti) per ridurre al minimo il margine di incertezza e migliorare i rapporti con i contribuenti italiani, la pressione fiscale è destinata ad aumentare per tutto il 2014 e la situazione normativa rimane poco chiara. Le stime fornite da via Nazionale nel corso delle audizioni mostrano, infatti, come nel 2014, la pressione fiscale raggiungerà quota 44,1% (2% in più rispetto alla media europea) del pil per riassestarsi al 43,8% del 2013 solo nel 2015.

A preoccupare gli addetti ai lavori, però, è soprattutto l’incertezza normativa causata anche dalla lunghezza delle leggi tributarie. «Negli ultimi 20 anni la lunghezza dei testi normativi tributari è aumentata di 2/3», hanno spiegato i rappresentanti di Banca d’Italia, «sono più di mille i provvedimenti rilevanti, con una crescita costante di oltre 1/3. Il problema più grande, però, è il fatto che le norme tributarie nascono incomplete, quindi inapplicabili, fino all’emanazione dei decreti di attuazione. L’idea di base è corretta, ma ai provvedimenti attuativi non dovrebbero mai essere demandati aspetti fondamentali della disciplina. L’incertezza del regime fiscale genera, inoltre, uno svantaggio a livello competitivo, soprattutto per le imprese».

In quest’ottica assume sempre maggior importanza l’attuazione della delega fiscale. L’intervento delineato nella legge delega, secondo Bankitalia, può, infatti, «attenuare la percezione di un sistema ostile all’attività economica, dato che propone una revisione del sistema delle sanzioni amministrative e penali, nella direzione di meglio calibrarle in funzione della gravità della violazione fiscale». E proprio per contrastare le violazioni fiscali, assume sempre più importanza l’incremento dell’utilizzo del ravvedimento operoso. «Sulla falsariga di altri paesi e nello spirito delle raccomandazioni della Commissione europea, deve essere considerata la possibilità di rafforzare l’attrattiva del ravvedimento operoso, calibrando meglio la tipologia delle sanzioni a favore di chi offra collaborazione spontanea. È, quindi, essenziale, prevedere presidi per evitare che l’eventuale beneficio della non punibilità penale nel caso di auto denuncia possa incentivare comportamenti evasivi e togliere appetibilità ad altre iniziative di collaborazione prefigurate dalla legge delega».

Alla base di tutto, però, dovrebbe essere fatto un primo passo per l’incremento della tracciabilità delle operazioni economiche. Così facendo, infatti, potrebbero essere ridotti gli oneri amministrativi a carico dei soggetti. «Aumentare la tracciabilità in tempo reale delle operazioni economiche può favorire una parallela riduzione degli oneri di segnalazione a fini specifici. Questi sono in Italia già molto elevati», ha spiegato Chiri, «ed è proprio la loro presenza spesso, a favorire le attività sommerse e le organizzazioni produttive informali».

A sottolineare l’importanza della delega fiscale nel corso della audizioni, anche il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria: «La nostra speranza, è che con i decreti legislativi vengano adottate misure che aiutino la magistratura tributaria a smaltire le 634.224 controversie pendenti che, complessivamente, valgono 61.147.312.920,35 di euro».

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