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«Norme per accelerare la cessione di Npl»

Quest’anno le banche italiane hanno fatto più progressi dei competitors europei nello smaltimento degli Npl. L’incidenza dei crediti deteriorati lordi, che superava nel 2016 il 16% (6,6% nell’area euro), è scesa al 12% (5,5% nell’area euro). Al netto degli accantonamenti, il dato è passato dall’8,5 al 6% (3,6 e 2,9% nell’area euro). Non solo. In questi mesi ha cominciato a prender corpo un mercato un po’ più attivo degli Npl, anche grazie alle maggiori informazioni rese disponibili dagli stessi intermediari e alla maggior consapevolezza del problema indotto dall’azione della Vigilanza Bce sulle 11 banche più grandi e di Bankitalia su tutte le altre.
Dopo la lunga carrellata di audizioni sulle crisi delle sette banche per le quali s’è reso necessario un intervento pubblico, ieri la Commissione d’inchiesta di palazzo San Macuto ha avuto uno scambio di opinioni con Ignazio Angeloni, uno dei 25 membri del Consiglio di vigilanza della Bce. Un’occasione per uno sguardo di prospettiva sul sistema del credito nazionale e le evoluzioni della regulation in vista del pronunciamento Bce sull’Addendum per la gestione dei nuovi Npl, il discusso documento pubblicato due mesi fa e nel quale si propongono accantonamenti al 100% dopo 2 anni per i prestiti chirografari e dopo 7 per quelli garantiti. Dopo aver assicurato che «in nessun caso» verrà imposto a una banca il rispetto dei parametri dell’Addendum «se non dopo un’attenta analisi delle caratteristiche della banca stessa», Angeloni ha sottolineato i progressi incoraggianti già raggiunti e ha parlato della «finestra di opportunità di durata incerta» che si è aperta con la ripresa economica, «da cogliere per completare il risanamento».
In questa prospettiva Angeloni ha rilanciato una sollecitazione che aveva fatto due giorni fa Ignazio Visco. Il legislatore dovrebbe adottare ulteriori misure per ridurre i «costi e i tempi del recupero dei crediti». Mentre le banche devono proseguire il rafforzamento di strategie interne per la gestione degli Npl.
Parlando della gestione delle crisi e delle difficoltà, verificate sul campo, di utilizzare i meccanismi di risoluzione, Angeloni ha poi sostenuto che le banche italiane dovrebbero verificare le consistenze dei bond rischiosi sottoscritti dai risparmiatori e se possibile «ricollocarli presso investitori istituzionali». Angeloni non ha voluto rispondere a domande su casi specifici di crisi ma ha invece proposto alcuni numeri per dimostrare come i rilievi sulle carenze di capitale rilevati nel 2014, in vista dell’attivazione del Meccanismo di vigilanza unico, erano equilibrati nei diversi paesi. Il comprehensive assessment – ha spiegato – vedeva un «impatto stimato sul capitale delle banche, pari nell’aggregato a 260 miliardi di euro circa, 49 miliardi per le banche francesi, 46 per quelle tedesche e 47 per quelle italiane». L’analisi evidenziava una «carenza di capitale di 3,3 miliardi per le banche italiane, tenuto conto delle ricapitalizzazioni, a fronte di 9,4 a livello europeo. Un risultato dovuto a una recessione italiana più profonda e alle carenze patrimoniali di alcuni istituti». Riguardo infine ai poteri della Bce sulla verifica della professionalità e l’onorabilità dei membri degli organi di amministrazione delle banche in Italia, Angeloni ha sollecitato l’adozione del decreto attuativo del Mef. «Finché questo decreto non sarà stato adottato, i requisiti di professionalità e onorabilità applicabili in Italia saranno di portata molto ridotta».

Davide Colombo

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