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Nordest Le tre banche in cerca di un futuro (sereno)

Dice Carlo Salvatori, banchiere di grande esperienza: «La parola popolare esige che il segno dei suoi interventi sia improntato al “poco a molti” piuttosto che al “molto a pochi”». Nella categoria «popolare» i virtuosi restano la maggioranza. Ma c’è chi ha bisogno di rimettersi in carreggiata, risolvere conflitti di interesse e non scambiare la governance per una fragranza. Prendiamo tre banche la cui trama si intreccia in una sorta di romanzo popolare del Nordest: Veneto Banca, Popolare Cividale e Popolare Marostica. Lo standing di Veneto Banca è decisamente superiore, anche in termini di virtuosità. Ma c’è un comune denominatore: popolari non quotate, ultimo bilancio in rosso, il fiato sul collo di Bankitalia, lo stesso manager/ leader alla guida da lunghissimo tempo, un presente burrascoso, un futuro indecifrabile.
Montebelluna
La Veneto Banca di Montebelluna (Tv), 6 mila dipendenti, rientra nel novero dei grandi istituti soggetti alla vigilanza europea e per questo sottoposti da Bankitalia a regole di bilancio più stringenti. Il governatore Visco ha «suggerito» alla regina delle aggregazioni di «valutare ipotesi di integrazione con altri istituti di credito». Segno che i risultati dell’ispezione sono stati alquanto severi. Già era chiaro dal bilancio 2012 (-40 milioni, prima volta in rosso) e dalla semestrale 2013 (-38 milioni). Il gruppo ha preso le contromisure con un piano a largo raggio di rafforzamento patrimoniale e cessioni. «È stata fatta pulizia sui crediti – ha detto l’amministratore delegato e leader da oltre 15 anni, Vincenzo Consoli, 64 anni, in scadenza a primavera -. Non abbiamo operazioni in finanza e in derivati e non facciamo operazioni di finanza strutturata. La banca è sana».
Ma è a un bivio. La Vigilanza ha contestato anche operazioni in conflitto di interesse e finanziamenti per acquisto di azioni proprie, di cui ancora non si conoscono i dettagli. La galassia Veneto Banca è fatta anche di partecipazioni da holding finanziaria più che da banca popolare. Qualche esempio, anche tra i meno noti: la quota in Palladio Finanziaria, la maggioranza del gruppo Spic di Castelfranco Veneto che opera sui mercati internazionali realizzando impalcature per ponti e viadotti, la presenza in Modena Capitale del finanziere Gianpiero Samorì (appena dimessosi), i 60 milioni sborsati in un aumento di capitale riservato per il 49% (poi dato in pegno alle colleghe Unicredit e Imi) della joint venture con la famiglia Toti «Sviluppo Centro Ostiense» che si propone di riqualificare a Roma gli ex mercati generali. Intanto restano da chiarire le improvvise dimissioni dal cda il 21 novembre di Matteo Sinigaglia, l’imprenditore a capo del gruppo di moda Fashion Box (marchio Replay) che era entrato solo in aprile. Un caso a pochi giorni dalla consegna, 6 novembre, del rapporto ispettivo? Nei prossimi due-tre mesi si delineerà meglio il quadro sul futuro di Veneto Banca.
Marostica
Provincia di Vicenza, 14 mila abitanti, è a 33 chilometri a ovest di Montebelluna. La Popolare ha 61 sportelli, 400 dipendenti e 7.500 soci. Prima di Natale hanno licenziato il direttore generale, Gianfranco Gasparotto, che era lì da 47 anni (ultimi stipendi da quasi un milione). Un tutt’uno con l’istituto che si poteva tranquillamente chiamare Banca Popolare Gasparotto. Licenziato a 68 anni. Lui, poi, è passato dalla sede a caricare in macchina le «sue cose»: dodici scatoloni di materiale tra agende, penne, omaggistica, compresi, si dice, un migliaio di babbi Natale, pupazzetti destinati ai clienti. Nella foga deve avere esagerato, secondo la banca, che l’ha denunciato per furto e appropriazione indebita. «Accuse fantasiose – replica l’ex direttore che siede nel cda -, il mio comportamento è stato trasparente e corretto». Un divorzio cruento, nato da un’ispezione di Bankitalia che aveva «massacrato» la gestione e chiesto l’azzeramento dei vertici per via assembleare. Il ricorso al Tar della banca non ha prodotto effetto. Poi sono volati gli stracci. E oggi il presidente Giovanni Cecchetto, che prima dell’arrivo di Bankitalia evidentemente non si era mai accorto di nulla, e l’ex dg Gasparotto sono l’un contro l’altro armati. Un caos a rischio commissariamento. Nelle irregolarità della Marostica ci è finita anche la Reconta, il gigante della revisione che certifica il bilancio: Bankitalia ha multato il partner Stefano Cattaneo per omesse comunicazioni all’Organo di vigilanza. Caso raro tra i revisori.
Cividale
Provincia di Udine, 12 mila abitanti, è 220 chilometri d’auto a est di Marostica. Qui il numero uno indiscusso è l’unico presidente in Italia la cui anzianità di carica non si misura in anni ma in generazioni. Lorenzo Pelizzo, 75 anni, da 43 è presidente della Popolare. L’unica voce fuori dal coro «bulgaro» è quella del notaio Pierluigi Comelli, che da anni denuncia in assemblea l’«anomalia» Pelizzo. Un’inchiesta della Procura di Udine per infedeltà patrimoniale ed estorsione ai danni di un imprenditore non ha scalfito Pelizzo. Un’inchiesta non è una condanna. Brucia molto di più, forse, il responso di Bankitalia dopo la «visita» dello scorso anno. «Il consiglio (…) nel cui ambito svolge un ruolo preminente il presidente dott. Lorenzo Pelizzo ¬- scrive la Vigilanza ¬- ha assecondato fino al 2010 le politiche di indiscriminato sviluppo dimensionale perseguite (… ) dall’ex direttore generale rag. Luciano Di Bernardo, trascurando (… ) interventi (…) idonei ad assicurare la prudente gestione del credito e l’adeguato presidio dei rischi di liquidità, operativi e reputazionali». Cioè l’abc del fare banca. Ma il presidente eterno continua a raccogliere gli applausi dei soci, ieri i nonni, oggi i nipoti: mi vogliono, mi amano, mi votano. Nessuno potrà dimetterlo o licenziarlo. Andrà sbullonato .

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