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Il Nord Est guida la ripresa, ma il sisma frena il Centro

La crescita dell’economia c’è. Poca, nessuno si entusiasmi troppo, ma c’è. A tirare, dicono le stime preliminari dell’Istat, che misurano lavoro e Pil, è il Nord Est (+1,2%), terra colpita aspramente durante la crisi, ma capace di rialzarsi in fretta. E se il Sud inizia a riemerge lentamente, camminando a un passo (+0,9%) che è lo stesso del Paese, rimane indietro il Nord Ovest (+0,8%), mentre il Centro langue e va sotto la media Paese(+0,7%). Territori però dove il terremoto ha colpito, frenando le attività. «Abbiamo iniziato a recuperare, ma il percorso è molto lungo», sintetizza il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che invita alla cautela perché «i dati rimangono insufficienti».
E a ricordarci che cresciamo meno della media europea è anche la Bce, che nella stessa giornata pubblica il Bollettino statistico, dove si prevede una crescita del Pil dell’Unione dell’1,9% per il 2017 e si mettono sull’avviso Paesi come l’Italia, che si portano dietro la zavorra di un debito pubblico elevato, dove una ripresa dell’inflazione o un rallentamento del
quantitive easing, colpirebbero duramente.
La mappa della crescita tracciata dall’Istat vede in testa Veneto, Friuli, Trentino e Emilia Romagna con un Pil in rialzo dell’1,2% già nel 2016. Torna il modello dei distretti, capaci di adeguarsi e versati all’export. Il Nord Ovest invece fatica, soprattutto sul fronte del mercato del lavoro: i posti salgono, ma meno del resto d’Italia (+1,0% contro +1,3%), accompagnato anche dal Centro Italia, dove l’occupazione ha fatto segnare una crescita quasi dimezzata in confronto alla media italiana. E anche sul fronte lavoro il Mezzogiorno guadagna terreno, con un aumento dell’occupazione dell’1,6% e a fare la differenza qui è stata l’industria. Un recupero, quello del Sud, che anche l’Istat definisce «sorprendente». I settori più colpiti sono le costruzioni, che perdono terreno un po’ ovunque, tranne che nel Nord Ovest dove crescono dell’1,0%. A spingere il Nord Est è stata anche l’agricoltura (+4,5), così come nel Nord Ovest (+1,5%), un settore dove il Sud invece indietreggia (-4,5%) a vantaggio dell’industria (+3,4%), che ha fatto la differenza.

Barbara Ardù

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