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«Non vogliamo licenziare Accelerare sulla riforma degli ammortizzatori»

Non ci saranno licenziamenti. «Il governo ha seguito il nostro suggerimento di superare il blocco gradualmente. Le aziende hanno strumenti, a partire dalle 52 settimane di Cassa integrazione ordinaria, per affrontare la crisi legata alla pandemia». Per Maurizio Stripe, vice presidente di Confindustria per le Relazioni industriali, un’urgenza c’è: una riforma del mercato del lavoro, per renderlo più flessibile, e un nuovo disegno degli ammortizzatori sociali che valorizzi le politiche attive, anche aprendo ai privati. «Con il ministro Orlando ci rivedremo tra pochi giorni. Serve una riforma che pensi non alla salvaguardia del posto di lavoro ma all’occupabilità della persona. Dobbiamo affrontare la transizione, la pandemia farà emergere la necessità di nuove figure professionali. Chi perde il lavoro deve poterne trovare un altro».

Il segretario Cgil, Maurizio Landini, ha detto alle imprese: vaccinate e non licenziate. Timore infondato?

Spettacolarizzare la situazione, collegare vaccini e licenziamenti è un errore. Le aziende hanno dimostrato grande impegno, con oltre 7.000 adesioni alla campagna vaccinale, fondamentale per la ripartenza dell’economia. E sui licenziamenti, ripeto, non ho la percezione che ci saranno onde anomale nel mondo industriale. Ci sono una serie di strumenti, citati dallo stesso Landini, a partire appunto dalla cassa integrazione. Semmai il governo dovrà azzerare, almeno parzialmente, i contatori della cassa integrazione e per equità eliminare il ticket addizionale che pagano le aziende. Inoltre c’è il contratto di espansione.

Confindustria chiede di abbassare la soglia dei 250 dipendenti: a quanto?

Dovrebbe essere esteso anche alle Pmi, portando il tetto a 50 dipendenti. E dovrebbe essere agganciato al bonus giovani e al bonus donna, le categorie più colpite da questa crisi.

Nuovi ammortizzatori sociali per cambiare il mercato del lavoro. Il governo ha recepito le richieste delle imprese?

Chiediamo al ministro del Lavoro di essere arbitro. E di agire in tempi rapidi: la riforma deve essere operativa prima che scada completamente il blocco dei licenziamenti, quindi entro la fine di ottobre. Orlando ci ha posto alcuni quesiti e abbiamo dato le nostre risposte: abbiamo detto sì sull’universalità delle tutele, per crisi di mercato non evitabili. La Cassa integrazione ordinaria e straordinaria devono avere natura assicurativa e non pesare sulla fiscalità generale. La Naspi invece deve avere una natura mista e deve essere estesa anche ai lavoratori parasubordinati. Sull’omogeneità delle tutele, per Confindustria ci deve essere, ma ciò non significa identità di prestazioni per misura e durata. Il ministro sta recuperando i pareri e farà la sua proposta.

Bisogna distinguere anche le tipologie delle crisi?

Sì, una crisi irreversibile va affrontata al ministero del Lavoro, con percorsi che prevedono la Naspi e l’assegno di ricollocazione. Le crisi industriali vanno discusse al ministero dello Sviluppo, puntando alla salvaguardia della capacità produttiva e alla riqualificazione o al reimpiego del lavoratore, attraverso la cassa integrazione, il Fondo nuove competenze. Oppure il contratto di espansione.

Il decreto Sostegni ha tolto le causali per i contratti a termine: favorirà l’occupazione?

Dei 458mila posti persi nel 2020 390mila sono stati contratti a termine, non rinnovati per i vincoli eccessivi. Va reso più flessibile il mercato del lavoro, superando definitivamente i vincoli del decreto Dignità.

Il governo ha anche rifinanziato il reddito di cittadinanza e c’è da affrontare Quota 100…

Il reddito di cittadinanza può funzionare solo come contrasto alla povertà con criteri più stringenti. Quota 100 va affrontata nel perimetro delle leggi esistenti, operando su alcune salvaguardie.

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