Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Non sono tagli lineari, fondi per gli esodati»

ROMA — Aveva avvertito i ministri, «si schiude stasera». Poco dopo l’una di notte, dopo oltre sette ore di confronto, senza scontri ma a tratti teso, Mario Monti si presenta davanti ai giornalisti con a fianco il commissario Enrico Bondi e il viceministro Vittorio Grilli: la seconda «rata», così la chiama, della rivisitazione della spesa pubblica, è stata appena varata. Stamane «sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale».
«Abbiamo scartato la via più semplice, quella dei tagli lineari», esordisce il premier, che ringrazia «tutti i ministri per la grandissima responsabilità dimostrata» in quella che definisce «una missione collettiva». Un apprezzamento particolare è diretto «al dottor Bondi, per la profondità e la serietà con cui si è messo a lavoro».
La cornice dell’operazione, aggiunge, si può descrivere in questo modo: «Riduzione degli eccessi di spesa pubblica, in una logica di aumento di produttività della pubblica amministrazione, senza intaccare il livello dei servizi». Riassume le cifre: il risparmio per lo Stato sarà di 4,5 miliardi per il 2012, di 10,5 miliardi per il 2013, di 11 miliardi per il 2014. Precisa che «riguarda tutti i settori, ma la spesa sanitaria più di altri». Conclude, prima di passare la parola al «ministro» Grilli (ancora una volta “promosso” in conferenza stampa), sottolineando che 1,2 miliardi di risparmi saranno destinati ai nuovi esodati, 2 miliardi alle spese per la ricostruzione post-terremoto. Sino a luglio del prossimo anno sarà evitato l’aumento dell’Iva. La riduzione del numero delle Province (alla fine saranno in tutto 50) fa parte del piano, «entro dieci giorni» un ulteriore provvedimento definirà i criteri guida.
È la conclusione di una giornata in cui Monti lancia almeno due messaggi. Prima di rientrare a Palazzo Chigi e dedicarsi alla spending review, si rivolge ai partiti e dice di essere consapevole che i tagli possono risultare «impopolari»; ma per una volta, aggiunge, cerchiamo di condividere, «e affrontare insieme», l’eventualità di un giudizio negativo.
Un secondo concetto lo ribadisce sempre nell’Aula di Montecitorio, informando la Camera sull’ultimo vertice europeo. E in questo caso ha il carattere dell’avvertenza, della condivisione necessaria di una consapevolezza: «Si può essere tanto più assertivi in Europa quanto più si hanno le carte in regola in Italia».
E basta questo secondo motivo, di fronte a uno spread dei nostri titoli pubblici sugli omologhi tedeschi che riprende a correre, per spiegare la sensazione di urgenza che il capo del governo trasmette alla totalità del suo gabinetto: il Cdm comincia con oltre un’ora di ritardo, una lunga riunione con il ministro Balduzzi, oltre che con Grilli e Catricalà, serve a sciogliere uno dei nodi rimasti in sospeso: la chiusura dei piccoli ospedali alla fine sembra scongiurata, così come il taglio di 200 milioni ai fondi per l’università.
Sembra che in una dinamica di urgenza abbia giocato un ruolo anche il Quirinale, che come il premier ha ben chiaro il collegamento fra il giudizio dei mercati e l’opera di riforma strutturale del governo: un accenno ai mercati finanziari, parlando di spending review, lo aveva fatto lo stesso Monti, due giorni fa, in conferenza stampa a Villa Madama assieme ad Angela Merkel.
Dallo stesso Napolitano, di fronte alla lettura della bozza del decreto, sembra siano arrivate solo due osservazioni: su Istruzione e Ricerca. Su tutto il resto la cornice dell’operazione di rivisitazione della spesa pubblica non avrebbe causato perplessità nella più alta carica dello Stato. Anche il ministro Profumo alla fine si dichiara soddisfatto, rientreranno forse le proteste del mondo accademico e deli studenti.
La difficoltà di misure complesse, per le quali negli ultimi giorni al Tesoro hanno quasi sempre fatto le ore piccole, è testimoniata anche dal lungo comunicato di Palazzo Chigi, oltre 12 pagine di cambiamenti e misure. Monti avverte che non è finita, che seguirà una terza «rata» di tagli alla spesa pubblica: nonostante le proteste, le minacce di mobilitazione dei sindacati, la rabbia delle Regioni sui tagli alla Sanità, «il cammino della politica economica interna è compito primario del governo e deve tenere il passo con la dinamica accelerata europea», ha riassunto il premier nel pomeriggio, a Montecitorio.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Fininvest esce da Mediobanca dopo 13 anni, e con l’aiuto di Unicredit vende il suo 2% ai blocchi: ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una nuova tassa sulle multinazionali, quelle digitali e anche quelle tradizionali. Pagamento delle i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La prossima settimana il Consiglio dei ministri varerà due decreti. In uno ci saranno la governance...

Oggi sulla stampa