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Non sono retroattive le nuove regole sull’usura

di Giovanni Negri

Il decreto sviluppo, convertito in legge lo scorso luglio, «ha introdotto un regime maggiormente favorevole agli istituti di credito in relazione al reato di usura» ma non ha effetto «retroattivo» e, dunque, le nuove norme che hanno elevato il tasso effettivo globale (teg) del credito non possono essere utilizzate dai vertici degli istituti bancari in caso di denuncia da parte di imprese o privati che lamentano l'applicazione di interessi usurari. Lo sottolinea la Cassazione nella prima sentenza (la n. 46669) che prende in esame le nuove norme di regolamentazione del mercato del credito.
Lo stop alla retroattività delle nuove norme è stato pronunciato dalla Corte di cassazione in un passaggio delle motivazioni sul ricorso con il quale l'ex banchiere Cesare Geronzi, in un processo per usura per fatti addebitatigli quando era presidente della Banca di Roma su denuncia del gruppo imprenditoriale calabrese «De Masi».
«La portata dell'intervento innovativo sulla determinazione dei criteri di individuazione del tasso soglia – sottolineano i giudici – e la mancanza di norme transitorie, certamente non dovuta a disattenzione, denotano che si è voluto dare alla normativa (che ha introdotto un regime maggiormente favorevole agli istituti di credito in relazione al reato di usura) operatività con esclusivo riferimento a condotte poste in essere dopo la sua entrata in vigore, senza produrre effetti su preesistenti situazioni, regolate dalla normativa precedente».
Per effetto di questa decisione della Corte – che ha assolto Geronzi, Luigi Abete presidente di Bnl e l'ex presidente di Antonveneta Dino Marchiorello con la formula «perché il fatto non costituisce reato», data l'esistenza di controverse indicazioni della Banca d'Italia – si apre comunque la strada alle azioni civili del gruppo «De Masi» per risarcimento danni nei confronti delle tre banche che, pur in assenza di condanna penale per i loro vertici, dovranno risarcire i danni per aver prestato soldi a tassi usurari dal 1997 alla fine del 2002.
La sentenza spiega che per l'usura essendo «comunque un illecito avente rilevanza civilistica, non rileva, ai fini risarcitori, che non sia stato accertato il responsabile penale della condotta illecita, in quanto l'azione risarcitoria civile ben potrà essere espletata nei confronti degli istituti interessati che rispondono, comunque, del fatto dei propri dipendenti».
La Cassazione ha osservato che «va riconosciuta la pretesa buona fede nei confronti degli organi apicali delle banche, in forza delle circolari della Banca d'Italia e dei decreti ministeriali dell'epoca che non comprendevano la commissione di massimo scoperto nel calcolo del tasso soglia usurario». Comunque la Cassazione spiega che per l'usura essendo «comunque un illecito avente rilevanza civilistica, non rileva, ai fini risarcitori, che non sia stato accertato il responsabile penale della condotta illecita, in quanto l'azione risarcitoria civile ben potrà essere espletata nei confronti degli istituti interessati che rispondono, comunque, del fatto dei propri dipendenti».

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