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Non solo Mps: per il bonus fusioni in corsa 7mila società

Il meccanismo degli incentivi alle aggregazioni aziendali che passa dalla possibilità di trasformare le Dta in crediti d’imposta può riguardare fino a 7.065 imprese, che potranno effettuare la conversione per circa 3 miliardi di Deferred Tax Assets. Di queste, l’ampia maggioranza è riferita a perdite fiscali riportabili, e il resto riguarda eccedenze di rendimento nazionale Ace (Aiuto alla crescita economica).

Le cifre della relazione tecnica tracciano per l’aiuto fiscale alla crescita dimensionale delle imprese un identikit diverso rispetto alle analisi circolate alla vigilia. La nuova norma non appare come un intervento su misura per il Monte dei Paschi, che peraltro ne potrà beneficiare in misura ridotta rispetto alle ipotesi circolate in queste settimane. Ma la platea risulta decisamente più estesa. Vediamo perché. L’aiuto trasforma in una voce dell’attivo una quota delle perdite registrate in questo periodo di crisi. Si tratta delle perdite fiscalmente riportabili, che possono con la nuova regola essere convertite in credito d’imposta. Una conversione, però, che non avviene gratis, ma fa scattare una commissione del 25% calcolata sul totale delle attività per imposte anticipate trasformate in bonus fiscali. Non solo: ogni nuova realtà nata dall’aggregazione incentivata non potrà trasformare una somma superiore al 2% delle attività totali dei soggetti che partecipano all’operazione straordinaria. Dall’incrocio di queste complesse variabili deriva l’impatto operativo della nuova misura. Che in totale può presentare al bilancio pubblico un costo lordo di 3.087,6 milioni fra 2021 e 2022 (il 40% va pagato nel primo anno e il resto nel secondo).

Il peso per i saldi di finanza pubblica è però in parte compensato dalla commissione, sempre deducibile ai fini Ires e Irap, che in caso di utilizzo generalizzato di questa agevolazione fiscale produrrebbe un’entrata di 771,9 milioni. Non sono spiccioli: e proprio questo potrebbe rivelarsi un ostacolo importante per l’adesione al bonus da parte di imprese che sono in crisi. Il costo che rimane, 1.880,3 milioni, sarebbe comunque recuperato negli anni successivi. Perché l’addio alle Dta una volta trasformate in credito d’imposta farebbe decadere la deducibilità Ires di queste poste in perdita, aumentando quindi il gettito fiscale (di 308,8 milioni all’anno secondo i calcoli del ministero dell’Economia).

In questo panorama, il Monte dei Paschi può certamente giocare un ruolo da protagonista in vista dell’aggregazione che dovrebbe riprivatizzarlo entro il prossimo anno come da accordi fra governo e commissione europea. Ma le cifre in gioco mostrano che il beneficio fiscale per Siena si dovrebbe fermare molto sotto i 3 miliardi di euro complessivi ipotizzati in queste settimane.

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