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Non solo Brasile: in Sudamerica brilla l’astro del Cile

di Micaela Cappellini

È il Paese politicamente ed economicamente più stabile. È tra i più aperti al commercio internazionale. Fatte salve le debite proporzioni sul numero esiguo degli abitanti, ha anche una discreta capacità di spesa. Se il Brasile è il re indiscusso del Sudamerica, il target più promettente per ogni investitore estero, il Cile è una seconda scelta da non sottovalutare.

«Il Cile è un po' la novità del l'America Latina», conferma Pier Andrea Chevallard, direttore generale di Promos Camera di Commercio di Milano, tra i supporter della V Conferenza nazionale Italia-America Latina e Caraibi organizzata dal ministero degli Affari esteri, che si aprirà mercoledì a Roma. Il Brasile sarà l'ospite d'onore di questa edizione. Ma a un gruppo di esperti abbiamo chiesto quali altri Paesi dell'area possono suscitare l'interesse delle nostre aziende.

Per stabilità, si è detto, vince il Cile: «Nonostante le contestazioni universitarie di questi giorni», puntualizza Gilberto Bonalumi, segretario generale della Rete Italia America Latina, anch'essa fra gli sponsor della conferenza, e grande conoscitore dei Paesi dell'area. «Queste proteste – aggiunge – sono semmai un segnale di evoluzione politica, non di instabilità». «Il Cile – ricorda Stefano Siragusa, partner di Boston consulting group – è stata anche la prima economia del Sudamerica a stabilizzare l'inflazione e il debito».

Chi cresce di più, dati alla mano, è invece l'Argentina: «un Paese, non dimentichiamolo – sostiene Alessandro Terzulli, chief economist di Sace – che ancora deve fare i conti con forti instabilità». Eppure il suo Pil, quest'anno, volerà oltre l'8%. «Non sono sorpreso – dice Siragusa di Bcg – se Buenos Aires può crescere così tanto, è perché il suo sistema finanziario è stato ristrutturato, il suo debito annullato e i consumi sono stati rilanciati. Il default, insomma, è stata la chiave: una lezione che potrebbe essere interessante, per la Grecia di oggi».

Sul Paese più adatto al l'export made in Italy gli esperti si dividono. C'è chi dice l'Argentina, perché è la più affine a noi culturalmente, per via del massiccio afflusso di immigrati italiani. E chi invece sostiene che nessuno può battere il Brasile, altrettanto in grado di apprezzare lo stile italiano e decisamente più capace di spendere.

Il Cile torna sul podio quando si tratta di apertura dell'economia al commercio estero, grazie ai suoi numerosi accordi di libero scambio. Soccombe il Brasile, per i troppi dazi, mentre non si piazza male il Messico, per via della sua adesione al Nafta e dell'intesa bilaterale con la Ue. «Resta il fatto – precisa Terzulli di Sace – che l'intero Sudamerica è abbastanza indietro in fatto di apertura commerciale, specie se lo si paragona all'Asia, sua diretta concorrente nella gara per l'attrazione degli investimenti esteri».

Ma è sull'area più conveniente per delocalizzare, che i pareri si fanno più arditi. «Il futuro è la Colombia», sostiene Bonalumi. E Terzulli gli fa eco: «Insieme col Perù, è il Paese che offre i costi più bassi, anche se è difficile trovare manodopera qualificata». Siragusa è più pragmatico: «Scelgo il Messico per le aziende che puntano a servire il mercato statunitense, il Brasile o l'Argentina se punto a quelli sudamericano». Di nuovo, però, anche il piccolo Cile può giocarsi le sue carte: quanto a stato di diritto non ha rivali e dispone della normativa e delle istituzioni per rispettare accordi, contratti e qualsiasi altra garanzia necessaria agli investitori stranieri. Ed è anche uno degli Stati più sicuri dell'America Latina.

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