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Non si voterà sull’Articolo 18

Almeno l’Italia non si spaccherà di nuovo in un dibattito d’altri tempi sull’Art. 18 dello Statuto dei lavoratori relativo ai licenziamenti. La Corte costituzionale ha bocciato il quesito referendario promosso dalla Cgil mentre ha dato il via libera su altri due temi sui quali intende intervenire la maggioranza di governo: i voucher e la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti di tutte le aziende appaltanti e subappaltanti.

Dopo la decisione della Consulta, il referendum, secondo quanto prevede la legge, dovrebbe svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Salvo, però, una correzione del testo da parte del parlamento: in tal caso la Consulta dovrebbe di nuovo esprimersi per dare il via libera al referendum o stopparlo. Diversamente il referendum promosso dalla Cgil potrebbe anche subire un rinvio in caso di elezioni anticipate: i referendum abrogativi che hanno avuto il via libera dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale, infatti, se si verifica lo scioglimento delle Camere, vengono rimandati all’anno successivo. Il quesito referndario bocciato, quello sull’articolo 18, proponeva il ritorno del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al disopra dei cinque dipendenti. Il secondo quesito, invece, propone la cancellazione dei voucher, i buoni lavoro da 10 euro lanciati dalla legge Biagi nel 2003 per i lavori accessori e occasionali e poi estesi a tutti i settori dal governo Monti. Anche il terzo quesito quello sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti propone il ritorno alla normativa Biagi del ministro del Lavoro, Roberto Maroni, per tutelare meglio i avoratori delle imprese subappaltanti. In questa direzione è stata già depositata in parlamento una proposta del Pd per neutralizzare il referendum. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha annunciato un provvedimento correttivo sui buoni per il lavoro accessorio considerando «necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero». Un intervento su tre fronti: la riduzione dei tempi di incasso del rimborso per i datori di lavoro da un anno a 6-3 mesi; la riduzione del tetto dei compensi per i lavoratori dagli 7mila a 5mila euro all’anno; la riduzione dei settori in cui si possono usare i voucher. naturalmente si porrà un divieto anche al pagamento degli straordinari con i voucher. ma prima di procedere con le correzioni occorrerà attendere i dati ufficiali del monitoraggio che delineeranno l’identikit delle imprese che usano i voucher.

Franco Adriano

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