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«Non serve un’altra manovra». Via ai tagli

ROMA — «Non occorrerà una seconda manovra quest’anno, ma l’azione di disciplina sui conti pubblici va continuata». Il premier Mario Monti rassicura così i partiti di maggioranza che nel vertice di martedì sera avevano frenato su eventuali nuove misure in arrivo.
Ma perché la promessa venga mantenuta, il governo è impegnato su più fronti: ieri lo stesso Monti ha annunciato la vendita di asset pubblici degli enti locali attraverso la creazione di fondi. Un’operazione che richiederà tempo, così intanto si va avanti sulla spending review che dovrebbe recuperare i 13-14 miliardi necessari a evitare l’aumento di due punti dell’Iva per quest’anno e per il prossimo, e qualche risorsa per fronteggiare l’emergenza terremoto.
I tagli messi a punto dal commissario Enrico Bondi e quelli del ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, dovrebbero confluire nel decreto di manutenzione dei conti pubblici che sarà varato tra il 22 e il 28 giugno. Ma il condizionale è d’obbligo perché la riunione del Comitato interministeriale di martedì ha rivelato qualche ritardo nel recupero delle somme. In particolare sarebbe stato Giarda a manifestare la necessità di fare un ripasso presso tutti i ministeri per stringere ulteriormente la cinghia e «dare il buon esempio dal centro», come avrebbe sottolineato Monti.
Tra le spese finite nel mirino di Bondi ci sarebbero anche le scorte che saranno sottoposte a una «ricognizione» perché dai primi rilievi sarebbero emerse situazioni da rimuovere. Non si tratterebbe tanto di produrre grossi risparmi quanto di dare un segnale «etico», nell’intenzione di Bondi.
E proprio ieri il ministero della Funzione pubblica ha reso noto il monitoraggio del Formez sulle «auto blu» aggiornato ai primi cinque mesi del 2012: l’intero parco auto delle amministrazioni pubbliche si è ridotto di 1.117 vetture, con un maggior calo nelle amministrazioni centrali (-15,9%) rispetto alle locali (4%). La percentuale di «auto blu» sul totale di quelle pubbliche è ancora elevata al Sud e oscilla tra il 28% e il 35% in Sicilia, Puglia, Calabria, Campania e Basilicata, contro percentuali del Nord che vanno dal 3,1% dell’Emilia Romagna al 9% della Lombardia. «Le amministrazioni stanno comprendendo che l’aria è cambiata» ha detto il ministro Filippo Patroni Griffi.
Ieri ha tenuto banco anche il «giallo» della rimodulazione dei nuovi ticket sanitari. L’ipotesi sarebbe stata avanzata ieri mattina dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, in una riunione in cui sarebbe emerso l’intento di risparmiare circa 5 miliardi. Due i metodi individuati: nuovi ticket, anche sui ricoveri ospedalieri, modulati però su sei scaglioni di reddito (6 mila, 12 mila, 18 mila, 30 mila, 40 mila e oltre) oppure una franchigia, sempre in base al reddito, cioè una cifra pagata la quale ogni cittadino sarebbe totalmente a carico del servizio sanitario. Il ministro però ha spiegato che le misure illustrate erano quelle individuate dal precedente governo. Mentre l’obiettivo di quello attuale sarebbe un sistema «socialmente più equo», che tenga conto «della numerosità del nucleo familiare» e che «non crei problemi ai malati cronici». Che si dovrebbe tradurre in un «contributo modesto e comunque correlato al reddito familiare».
Domani al primo punto dell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri è stato iscritto il decreto sulla crescita. Il provvedimento conterrà anche le misure sull’edilizia, che sono quelle della cui copertura, in realtà, ancora ieri la Ragioneria discuteva. Ma ormai anche Monti ieri ha dato per scontato che «nei prossimi giorni» arriverà quel «piccolo concentrato di misure» che si inserisce in una più ampia «operazione di crescita» iniziata mesi fa.

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