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Non retroattivo il nuovo articolo 18

Il nuovo articolo 18, con le novità in materia di tutela in caso di dichiarazione di illegittimità del licenziamento, non ha portata retroattiva. Lo chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza 301 della Sezione lavoro depositata ieri. Con la pronuncia è stato respinto il ricorso presentato dalla difesa di una società contro il verdetto della corte d’appello di Milano che aveva condannato la società al pagamento di una somma pari ad alcune mensilità, oltre al reintegro, a titolo di risarcimento per l’illegittimità dell’interruzione del rapporto di lavoro.
Nel ricorso si metteva in evidenza come la legge Fornero, la numero 92 del 2012, dovesse essere applicata, nella sua parte sostanziale, in via retroattiva, cioè anche per i licenziamenti intimati prima della data della sua entrata in vigore. A questa conclusione, secondo la difesa della società, si deve arrivare dopo avere considerato che la medesima legge dispone espressamente che le sole norme di natura processuale devono essere applicate per i licenziamenti successivi alla data di entrata in vigore; di conseguenza, tutte le altre misure possono essere applicate anche per il passato. Perciò, per effetto della nuova disciplina intervenuta nel frattempo, ci sarebbe stato spazio solo per una tutela di natura indennitaria e non per una reintegratoria.
Una tesi che però è stata respinta con decisione dalla Cassazione che ne nega il fondamento. Per i giudici, infatti, il comma 67 dell’articolo 1 della legge Fornero, che stabilisce l’irretroattività delle disposizioni di natura processuale non autorizza una lettura a contrariis in base alla quale le misure di natura sostanziale come quelle sulla tutela per i licenziamenti illegittimi devono essere applicate anche per i licenziamenti precedenti all’entrata in vigore della legge stessa.
A disciplinare anche questo caso è invece la regola generale dell’articolo 11 delle disposizioni preleggi al Codice civile: la nuova legge cioè non può essere applicata innanzitutto ai rapporti giuridici esauritisi prima della sua entrata in vigore, ma non può essere applicata neppure a quei rapporti sorti prima dell’entrata in vigore e ancora in corso al momento dell’operatività della nuova disciplina «ove in tal modo, si disconoscano gli effetti già verificatisi nel fatto passato o si venga a togliere efficacia in tutto o in parte, alle conseguenze attuali o future di esso; ed è appunto questo il caso del licenziamento già giudicato illegittimo».
Sarebbe invece servita una esplicita previsione, a titolo di diritto transitorio, che autorizzasse il giudice a un’applicazione retroattiva della misura sulla tutela per l’illegittimità del licenziamento. In sua assenza, a valere è la disciplina di carattere generale che avalla la condotta dei giudici milanesi che hanno stabilito reintegra e entità del risarcimento da corrispondere al lavoratore, utilizzando la vecchia disciplina antecedente alle modifiche introdotte dal Governo Monti, tra le quali deve essere segnalata l’esclusione dell’automaticità della reintegra quando, dopo il giudizio della magistratura, il licenziamento è da considerare in conflitto con le possibilità offerte dalla legge.
Tuttavia, ricorda in conclusione la sentenza, il nuovo diritto sopravvenuto è invece applicabile ai fatti, alle situazioni, agli status esistenti o sopravvenuti alla data della sua entrata in vigore, anche se conseguenti a un fatto passato, quando essi devono essere presi in considerazione in se stessi, indipendentemente dal collegamento con il fatto che li ha provocati, in maniera tale che sia esclusa alla radice ogni modifica della disciplina giuridica del fatto generatore.

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