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Non quotate, da subito i bond

Sarà la norma sui nuovi strumenti di debito per le imprese la prima novità di rilievo del decreto sviluppo ad entrare in vigore. Dalla versione definitiva (sono in corso le ultime valutazioni della Ragioneria dello Stato prima della bollinatura) è stato stralciato il comma che prevedeva per le modalità attuative l’emanazione entro 60 giorni dall’entrata in vigore di un decreto dello Sviluppo Economico di concerto con il ministro dell’Economia.
«La novità potrà entrare in vigore già con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale», spiega Stefano Firpo, capo della segreteria tecnica del ministero dello Sviluppo. Un successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate definirà eventuali adempimenti a fini antielusivi. Il lunghissimo negoziato tra Sviluppo-Infrastrutture, Ragioneria e Dipartimento delle finanze è andato avanti anche ieri in relazione agli ultimi cambiamenti apportati al testo approvato venerdì scorso «salvo intese» (la pubblicazione in Gazzetta potrebbe arrivare all’inizio della prossima settimana). Tra le novità il finanziamento per l’Expo 2015, le risorse per le imprese dell’Emilia, la limitazione a tre anni della tassazione agevolata sui project bond, la nuova srl semplificata (si veda Il Sole- 24 Ore di ieri).
Firpo, coordinatore del testo nei vari passaggi tra le strutture tecniche, ha ispirato le principali misure in materia di imprese, compresa quella sui nuovi strumenti finanziari per grandi imprese e Pmi non quotate. «Una liberalizzazione per il quarto capitalismo italiano che potrà rivolgersi a investitori istituzionali italiani ed internazionali con l’emissione di cambiali finanziarie, bond e obbligazioni partecipative». La norma in verità, nelle prime bozze, non aveva raccolto consensi nel mondo bancario. «Ma siamo intervenuti eliminando l’obbligo di rating per le nuove società emittenti e rendendo più fluido il meccanismo». Il vincolo dello “sponsor” viene limitato alle imprese al di sotto di 50 milioni di fatturato. «Con il decreto si creano le condizioni di neutralità sia tra obbligazioni, commercial papers e prestiti bancari sia tra il mercato italiano e quello dei principali paesi comunitari attraverso l’estensione dell’esenzione da ritenuta». La relazione tecnica stima in 650 le imprese che potrebbero avvalersi della nuova normativa, mettendo in circolazione cambiali finanziarie per 10 miliardi e obbligazioni per 11 miliardi. Risorse che potrebbero “liberare” altrettanti prestiti bancari. Ma tra gli effetti «non c’è solo la soddisfazione di una crescente domanda di credito. Creiamo un canale di sbocco alternativo per gli investitori istituzionali, opportunità preziosa in una fase in cui è in aumento il risparmio a fini pensionistici integrativi».
Archiviata la riforma della finanza d’impresa, si dovranno varare i provvedimenti attuativi per le altre misure. «Partiremo dal bonus per le nuove assunzioni qualificate e dal Fondo frutto del riassetto degli incentivi, contiamo di farcela per settembre». Prima però ci sarà l’iter parlamentare del decreto con possibili integrazioni su alcune misure ritenute fondamentali dalle imprese ma non entrate. Innanzitutto un vero credito di imposta per investimenti sulla ricerca (servono 600 milioni l’anno da recuperare con la spending review) e l’implementazione dell’Agenda digitale (si studiano emendamenti al Dl in alternativa a uno specifico decreto).

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