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Non profit Una solidarietà da 400 milioni

Hanno avuto tempo fino al 7 maggio per presentare domanda. Ed entro il 14 maggio l’Agenzia delle Entrate pubblicherà gli elenchi sul proprio sito. Ogni anno, l’esercito del 5 per mille (in tutto 33 mila enti tra volontariato, ricerca sanitaria e scientifica, e associazioni sportive) ripete la stessa trafila per poter usufruire della quota Irpef. C’è chi, come le organizzazioni più grandi e note, incassa cifre a sei zeri e chi, come i più piccoli, si accontenta di poco o quasi di nulla.
Meglio i volontari
Gli italiani tendenzialmente non hanno cambiato la loro scelta. La categoria del volontariato è costantemente la più premiata. In base agli elenchi pubblicati lo scorso aprile, con la dichiarazione dei redditi del 2012 agli enti che fanno del bene sono andate 9.867.306 firme oltre a 1.258.513 preferenze per il settore, per un importo totale di 264,7 milioni di euro. E sono sempre le stesse tre associazioni in cima alla graduatoria: Emergency (346.183 scelte per 10,3 milioni di importo totale), Medici Senza Frontiere (237.417 per quasi 8,2 milioni) e l’Airc-Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Quest’ultima è campione d’incassi assoluta perché riceve da tre categorie: volontariato (6,7 milioni), ricerca sanitaria (14,6 milioni) e ricerca scientifica (34,5 milioni). Il meccanismo, che esiste dal 2006, è rodato: c’è una procedura di ammissione trasparente, i risultati delle preferenze sono comunicati dopo due anni e i soldi arrivano qualche mese dopo. Ma se la prassi funziona, gli enti non dormono comunque sonni tranquilli, perché la misura è sperimentale e ogni anno deve essere approvata trovando le copertura nella Legge di Stabilità. L’8 per mille ha una legge specifica che lo prevede, il 5 x mille no. «Senza legge non c’è alcuna certezza sulla pubblicazione dei dati e sull’erogazione delle cifre. Il sistema della gestione degli elenchi è barocco: ogni anno bisogna riscriversi. Basterebbe iscriversi una volta sola e se cambia qualcosa lo si comunica», dice Gabriele Eminente, direttore generale di Medici Senza Frontiere Italia. Qualcosa in questo senso si muove. La delega fiscale approvata dalla Camera impegna il governo nella stabilizzazione. Oltre all’incertezza, c’è un secondo problema messo in evidenza unanimemente da tutti gli enti: il 5 per mille è in realtà un 4 per mille. Con la dichiarazione del 2011, la quota di Irpef complessiva destinata al 5 per mille era di 488 milioni, ma lo Stato ha posto (e continua a farlo) un tetto di 400 milioni.
«Le preferenze sono superiori– spiega il direttore di Amref Italia Tommy Simmons – e il limite imposto dallo Stato impedisce di rispettare la volontà dei cittadini. Il tetto deve essere alzato». Altra cose da migliorare è la trasparenza. Oggi ci sono regole di rendicontazione differenti a seconda della tipologia di ente e la pubblicazione dell’utilizzo delle risorse è lasciata all’iniziativa dell’organizzazione.
«Chi garantisce al cittadino della bontà e dell’esito della sua fiducia? — si chiede il presidente della Lilt, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Francesco Schittulli —. Va disciplinata la rendicontazione di come sono utilizzate le risorse. Gli organi ministeriali competenti vigilano, ma dovrebbe esserci una sorta di coordinamento per avere un registro nazionale e controlli sul pullulare di tante realtà associazionistiche, perché alle entrate deve corrispondere un servizio reale di interesse pubblico».
I numeri della Corte
Tutte obiezioni che sono state mosse anche dalla Corte dei Conti, nella relazione consegnata alle Camere il 24 dicembre scorso. Il tetto di spesa annuo è in contrasto con le determinazioni dei contribuenti, perché «riduce, di fatto, la percentuale del contributo. La mancata stabilizzazione del 5 per mille attraverso una legge organica – in grado di garantire la certezza delle risorse e la definizione di tempi certi per l’erogazione dei fondi – ha prodotto inefficienze e inutili appesantimenti burocratici. Il quadro normativo dell’istituto risulta confuso e inadeguato. Le attività di coordinamento, controllo e garanzia delle amministrazioni interessate appaiono insufficienti».

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