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Non paga l’Irap l’avvocato che si appoggia al collega

Non è soggetto all’Irap l’avvocato che utilizza la struttura del collega perché comunque privo di autonoma organizzazione. Lo afferma la Corte di cassazione con la sentenza 22941 depositata ieri. La vicenda trae origine da un ricorso proposto da un avvocato su una cartella di pagamento relativa all’Irap.
Il legale sosteneva di non essere soggetto all’imposta in quanto privo di autonoma organizzazione, ma i giudici di merito, sia in primo sia in secondo grado, ritenevano legittima la pretesa.
In particolare la sentenza della Ctr precisava che il professionista è autonomamente organizzato perché «quella piccola organizzazione che dichiara d’avere è adeguata all’attività che svolge ed è autonoma perché non dipende dal committente». Il contribuente proponeva allora ricorso per Cassazione deducendo la violazione della norma sull’Irap, oltre che un difetto di motivazione della sentenza per non aver argomentato sulle prove prodotte sull’organizzazione. I giudici di legittimità hanno rilevato preliminarmente che il lavoro autonomo è escluso dall’applicazione dell’imposta, soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata, secondo un accertamento riservato al giudice di merito.
Si ricorda al riguardo che con precedenti pronunce (3676/2007) la Cassazione aveva avuto modo di affermare che la norma sull’Irap richiede l’esistenza di una organizzazione autonoma senza fissare alcun limite quantitativo, intendendo per tale uno o più elementi suscettibili di combinarsi con il lavoro del professionista, potenziandone le possibilità. Non è necessario che sia prevalente rispetto al lavoro del contribuente o che generi profitti anche senza di lui, essendo sufficiente che questa «organizzazione» renda più efficace o produttiva l’attività.
È onere del contribuente, fornire la prova che i beni strumentali impiegati rappresentano il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività oppure che non si avvalga di lavoro altrui.
La Cassazione ha confermato, in ogni caso, che l’indagine sull’esistenza dell’autonoma organizzazione compete al giudice di merito.
Nella specie, la sentenza della commissione regionale, non consentiva di individuare i fatti ritenuti giuridicamente rilevanti in ordine alle affermazioni del contribuente, impedendo, quindi, ogni controllo sul percorso logico-argomentativo seguito per la formazione del convincimento.
Dagli atti, infatti, risultava che la mancanza della propria struttura organizzativa era dimostrata, dall’assenza di dipendenti, dall’utilizzazione di modesti beni strumentali e anche dall’aver beneficiato dell’ospitalità di un altro studio legale per lo svolgimento della propria professione.
L’avvocato, dunque, non aveva un proprio ufficio e usufruiva della struttura di un altro soggetto. La pronuncia di appello, a parere della Suprema corte non aveva motivato in ordine al mancato accoglimento delle prove fornite dal contribuente e per tale ragione deve essere rivista da altra sezione della commissione regionale.

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