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Non operative, paradosso Irap

Per le società non operative la deduzione da Irap rischia di svuotarsi tra le pieghe dell’obbligo di dichiarare un reddito almeno pari a quello «minimo». Vale quindi la pena di chiarire prima se conviene o meno presentare l’istanza di rimborso al Fisco in questi casi, fermo restando che il problema si porrà a breve, nel modello Unico 2013. La questione si trascina, poi, sulle annualità pregresse, in particolare il triennio 2009-2011, ai fini dell’applicazione della disciplina delle società in perdita sistematica (dl 138/2011), con paradossi fiscali secondo cui una disposizione di favore (forfait pari al 10% dell’Irap, di cui al dl 185/2008), di per se insufficiente a garantire un livello accettabile di conformità costituzionale (tant’è che si è dovuti intervenire nuovamente con il decreto Monti), rischia in certi casi di rivelarsi un vero e proprio boomerang per il contribuente (si veda il caso in tabella), poiché l’istanza di rimborso da Irap potrebbe portare alla rivitalizzazione delle perdite o a un reddito inferiore a quello minimo, con il rischio di imbattersi a posteriori in un test da perdite negativo.

Ragioni di affidamento della posizione del contribuente e di complessiva ragionevolezza di disposizioni fiscali applicate in momenti diversi sembrano favorire, almeno per le annualità dal 2009 al 2010, di scongiurare questo ordine di effetti in relazione alle deduzioni applicate ai sensi del dl n. 185/2008 (e cioè prima dell’approvazione del dl n. 138/2011), ma in realtà la questione che si pone, a regime, è quella di analizzare il rapporto tra la deduzione da Irap e l’estensione della disciplina di contrasto alle c.d. società di comodo alle società in perdita sistematica. Ci si chiede, per esempio, quale sia il valore da prendere in considerazione, ovverosia il reddito dichiarato ab origine (che poteva essere positivo) oppure il reddito oggetto di rideterminazione ai sensi di quanto previsto dal dl n. 201/2011 (c.d. decreto Monti) e, per il passato, dal dl n. 16/2012. Anche qui si rischia di avere, infatti, una situazione in cui l’effetto pratico dell’istanza di rimborso conduce al rimborso di una perdita, con conseguente integrazione, nel triennio previsto dal dl n. 138/2011 dello status integrante il deficit di operatività. In Unico 2013 la società che applica, anche insieme, il forfait pari al 10% di cui al dl n. 185/2008 e la deduzione analitica parametrata all’incidenza delle spese per il personale, prevista dal dl n. 201/2011, potrebbe poi risultare non operativa, in base al test dei ricavi, per esempio, giacché si pone, nell’ambito della determinazione del reddito da assoggettare a Ires (quadro RN) e alla sua maggiorazione (quadro RQ), l’esigenza di inquadrare il rapporto tra adeguamento al reddito minimo e deduzione da Irap. Normalmente vige un principio generale, secondo cui l’adeguamento al reddito minimo non mette in discussione la fruizione di agevolazioni espressamente accordate dal legislatore, che spesso si sostanziano in una variazione in diminuzione in dichiarazione; in assenza di ulteriori manovre dichiarative il contribuente prima applicherà la deduzione (riduzione del reddito imponibile) per poi registrare un nuovo incremento a seguito dell’adeguamento realizzato nel prospetto dei soggetti non operativi. Quando si fa riferimento a vere e proprie agevolazioni, quali per esempio la deduzione da reti d’impresa o la stessa Ace, non emergono dubbi e viene garantita la fruizione dell’agevolazione anche nella fase dell’adeguamento al reddito minimo, ma va sottolineato che analoghe esigenze sono emerse in relazione a meccanismi impositivi che certo non rappresentano vere e proprie agevolazioni fiscali, quali, per esempio, il meccanismo della esclusione da imposizione dei dividendi societari (art. 89 del Tuir), che viene preservato in base a una più ampia e generale esigenza di sistema volta a evitare la doppia imposizione sulla medesima espressione reddituale. Queste stesse ragioni consentono peraltro di disapplicare automaticamente la disciplina in parola (da ultimo il provv. 2012/87956 delle Entrate). Viste le ragioni che hanno portato, nel corso del tempo, ad accordare la deduzione dalle imposte sui redditi dell’Irap, non ultimo il timore di un intervento della Corte costituzionale, rispetto al quale la stessa deduzione forfettaria introdotta dal dl n. 185/2008 era parsa ai più inconsistente, ci si deve chiedere se l’adeguamento al reddito minimo può consentire di bypassare queste esigenze rivenienti da ampie criticità di sistema come queste, senza sottacere, peraltro, che astrattamente il problema si porrebbe in relazione al disconoscimento della rilevanza fiscale attribuibile a qualsivoglia costo inerente alle attività aziendali. In altri termini, la questione è assai complessa, poiché è chiaro che l’obbligo di dichiarare un reddito minimo in presenza di rilevanti spese sostenute si pone di per se in conflitto, solo per limitarci al principio di più ampio spessore, con i principi che rapportano l’imposizione all’effettiva capacità contributiva del contribuente. Rimane comunque il paradosso per il quale un contribuente che non applica (o non ha applicato) la deduzione in dichiarazione in base a una libera scelta rischia di uscire indenne dalla disciplina di contrasto alle c.d. società di comodo negli esercizi successivi, il che ci ricorda, ove ve ne fosse bisogno, la complessiva irrazionalità di un impianto che prende a indice di non operatività la dichiarazione di una perdita fiscale ripetuta in un lasso di tempo tutto sommato assai contenuto, quale espressione di una asserita situazione antieconomica, e tutto questo proprio nel periodo di più ampia crisi economica del dopoguerra.

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