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“Non mollate sulle pensioni. Banche minori serve indagine”

«E’ saggio riparare il tetto finché splende il sole». Rishi Goyal, capo missione per l’Italia del Fondo monetario internazionale, usa una metafora adatta alla splendida giornata che lo accoglie a Roma per riassumere il suo messaggio alle nostre istituzioni. In un’intervista a
Repubblica a margine della visita annuale del Fmi, il funzionario indiano loda gli sforzi del governo per far ripartire l’economia, ma avverte che l’Italia non può più perdere tempo.
In Italia la produttività, il vero motore della crescita, è ferma da anni. Come la si fa ripartire?
«L’economia e le aziende hanno avuto difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti tecnologici e del commercio avvenuti a livello globale a causa di una serie di rigidità strutturali. L’Italia è rimasta indietro e dovrà muoversi in diverse aree per recuperare il terreno perduto: il mercato dei prodotti, il mercato del lavoro, il settore del credito. Il governo si è adoperato in questa direzione, la sfida è completare, implementare e sostenere queste mosse. Ci potrebbero essere resistenze da molti gruppi d’interesse, dunque il sistema politico deve unire le forze per misurarsi con questo problema».
Come giudica i tentativi di tagliare la spesa del governo?
«La spesa primaria è stata tenuta sotto controllo negli ultimi anni, a partire dalla crisi. Lo spazio per ulteriori riduzioni della spesa è però limitato, in quanto i tagli più semplici sono già stati fatti. Se si vuole raggiungere l’obiettivo sul deficit, aumentare gli investimenti e tagliare le tasse, ci vorranno altre decisioni difficili dal lato della spesa».
C’è chi teme la politica fiscale seguita dal governo sia troppo espansiva. E’ d’accordo?
«Quest’anno, sarebbe una buona cosa usare lo spazio fiscale per fare progressi sulle riforme. Se si perde quest’opportunità, c’è il rischio di dovere tirare la cinghia durante il prossimo rallentamento, e quello sarebbe il momento sbagliato per farlo. Nei prossimi 2-3 anni bisognerebbe ridurre il deficit in maniera più graduale del previsto, invece di concentrare gli sforzi un anno più tardi. Raccomandiamo poi di avere un piccolo surplus strutturale nel 2019. E’ saggio riparare il tetto finché splende il sole».
Il governo sta studiando misure per permettere di andare in pensione prima, in cambio di penalizzazioni. Non c’è un rischio di vanificare le riforme passate ?
«L’aspetto positivo è che il governo ha cominciato a implementare le difficili riforme approvate negli anni scorsi. Ora bisogna continuare a implementarle per assicurarsi che la spesa resti sotto controllo. Il governo vuole che il sistema pensionistico resti solido. Ci sono diverse opzioni su come permettere i pensionamenti anticipati e il governo le sta ancora studiando».
In Italia molti vorrebbero rivedere le regole europee sugli aiuti di Stato alle banche perché si teme causino instabilità finanziaria. E’ d’accordo?
«Non penso sia utile ipotizzare cosa sarebbe accaduto in un mondo diverso. Piuttosto, è meglio riflettere su come affrontare i problemi esistenti riguardo alla qualità degli attivi bancari e alla bassa redditività. Un passo da fare è avere più accordi extragiudiziali. Dopo le riforme delle banche popolari e delle cooperative, che sono benvenute, ci può essere ulteriore consolidamento bancario. Bisogna assicurarsi che le banche che vengano fuori da questo processo siano solide. Sarebbe utile avere uno studio dei bilanci delle banche più piccole, che non hanno partecipato al Comprehensive Assessment della Banca Centrale Europea ».
Cosa pensa del fondo Atlante? Non teme possa aumentare il rischio sistemico per le banche?
«Il primo passo di Atlante è stato ridurre il rischio sistemico. Il fondo sta dando tempo per permettere di risolvere il problema dei crediti deteriorati e le difficoltà strutturali del sistema, ma senza progressi, questi problemi possono tornare».
Crede che la riforma costituzionale possa aiutare a risolvere i problemi di implementazione delle riforme a cui alludeva?
«Il referendum sulla riforma è una scelta del popolo, su cui non possiamo esprimerci. Più in generale, per l’Italia muoversi nella direzione di una pubblica amministrazione più efficiente è un passo positivo».

Ferdinando Giuliano

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