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«Non è un salvataggio, solo un prestito Vigilanza attenta»

Vittorio Grilli prende la parola alla Camera in un’atmosfera resa incandescente dalla bagarre elettorale sul caso Mps, e rivolge un invito preliminare. Nel caso che ha coinvolto la terza banca italiana è indispensabile «non insinuare dubbi sulla solidità del nostro sistema bancario e finanziario. Nemmeno la vicenda del Monte dei Paschi modifica tale quadro». Le condizioni attuali della banca «non richiedono un commissariamento, ma un attento monitoraggio». E in generale, la condizione del nostro mercato del credito nel nostro Paese «è rassicurante. Non ho elementi di particolare allarme».
Ad ascoltarlo presso le commissioni Finanze di Camera e Senato siedono tra gli altri Angelino Alfano, Giulio Tremonti e Pier Ferdinando Casini. L’intervento dello Stato attraverso i «Monti-bond» – spiega il ministro dell’Economia – non può essere assimilato al salvataggio di una banca insolvente». Non è un contributo a fondo perduto, è un prestito che serve a rafforzarne il capitale, in linea con i requisiti patrimoniali chiesti dall’autorità di vigilanza europea, l’Eba, che impongono che il coefficiente «Core tier 1» salga al 9%, e come tale va valutato. Prestito con tasso di interesse iniziale del 9%, che nel corso degli anni può raggiungere un massimo del 15 per cento. «Non è un intervento diretto al management e agli azionisti, ma punta a mettere in sicurezza i risparmiatori». Nessuna «nazionalizzazione occulta». Non per questo, sono in atto minimizzazioni di «atti di gestione impropri e illeciti commessi in passato dal management di Mps».
Grilli parla per 50 minuti, poi il serrato fuoco di fila degli interventi e delle domande. Il richiamo del numero uno di Via XX Settembre è alla «necessaria prudenza e responsabilità nel dibattito pubblico sui nostri intermediari finanziari e in particolare sul Monte dei Paschi». Il punto – osserva il ministro – è che le preoccupazioni internazionali sul nostro Paese, «se pur diminuite sono ancora presenti». E allora non è lecito né opportuno porre in discussione «un elemento di forza del nostro Paese». Quanto alla vigilanza, Grilli ricorda che la Banca d’Italia ha messo in atto un’azione «di intensità crescente», che può essere definita «continua, attenta, appropriata». Vigilanza che «si è intensificata negli anni sia quando era governatore Mario Draghi sia sotto la guida di Ignazio Visco» e che ha consentito di individuare e interrompere comportamenti anomali.
Dopo il via libera dell’assemblea degli azionisti di Mps e quello della Banca d’Italia, l’iter per il via libera all’emissione dei «Monti-bond» non è ancora perfezionato, ma – avverte Grilli – la sottoscrizione dei nuovi titoli «assoggetterà Mps a importanti e penetranti vincoli in termini di governance e operatività». Vi rientrano i limiti alle strategie commerciali, all’acquisizione di partecipazioni e sui dividendi, nonché i vincoli sulle remunerazioni. Si tratta di 3,9 miliardi (1,9 miliardi di Tremonti-bond, 2 di Monti-bond), Grilli ricorda che l’operazione «risulta per il Monte dei Paschi di Siena più svantaggiosa rispetto alle condizioni economiche stabilite nel 2008 per i vecchi strumenti». La Banca d’Italia ha avviato una procedura sanzionatoria nei confronti di Banca Mps sulla scia dell’ispezione del 2011. Le multe stanno per essere irrogate, rileva Grilli nell’esporre il contenuto della relazione di vigilanza inviatagli da Visco. Le «gravi carenze nei controlli interni» riscontrate nel 2011, andavano ad aggiungersi alle criticità già evidenziate da via Nazionale nelle ispezioni dell’anno precedente. In particolare «tensioni sulla situazione di liquidità e un’elevata esposizione ai rischi di tasso».
Poi la puntigliosa ricostruzione della vicenda, che Grilli colloca nel contesto europeo. La differenza con i Tremonti bond? Esiste poiché i vecchi strumenti sono stati disegnati nel 2009 in un’ottica correttiva, poiché «molte banche europee erano insolventi». Ora il nuovo intervento concordato in sede europea «deriva da un approccio preventivo». Nel 2013, la posizione di liquidità di Mps e il suo capitale «risultano adeguati». Se la banca senese non fosse in grado di rimborsare gli aiuti di Stato, «considerando il prezzo attuale dei titoli Mps, porterebbe il Tesoro all’82% del capitale della Banca».

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