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Non è la cartella a fare il reato

L’operazione di scissione societaria con la quale vengono assegnati a una società di nuova costituzione tutti i rapporti, a esclusione di quelli fiscali, e i beni immobili non già gravati di ipoteca, seguita dalla vendita dei beni immobili in favore di una società terza, di fatto sotto il controllo del contribuente debitore, integra il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Per la consumazione del reato, peraltro, non è necessario che sia stata notificata al contribuente una cartella di pagamento, essendo sufficiente che la procedura di riscossione si possa dire già avviata con l’iscrizione a ruolo dell’imposta non versata.

Sono questi i principi desumibili da due recenti sentenze della Corte di cassazione rese in relazione a fattispecie ricadenti nell’alveo dell’art. 11 del dlgs n. 74/2000. La prima sentenza, la n. 7618 del 19 febbraio 2015, aveva a oggetto un’imputazione per bancarotta fraudolenta a latere della quale erano state effettuate delle alienazioni preordinate al rientro in possesso di fatto da parte dell’imputato dei beni già di proprietà di una società avente debiti fiscali. La seconda sentenza, la n. 5918 del 10 febbraio 2015, aveva, invece, a oggetto l’alienazione simulata di beni immobili da parte di un contribuente in favore della consorte nell’imminenza della notifica di una cartella di pagamento, la quale peraltro recava un importo inferiore all’intero carico tributario dovuto dal contribuente, collocandosi al di sotto della soglia di rilevanza penale (50 mila euro).

È evidente come siano numerose le fattispecie che possono ricadere nell’ambito applicativo del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11, dlgs n. 74/2000), che sanziona con la pena della reclusione da 6 mesi a 4 anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relative a dette imposte di ammontare complessivo a 50 mila euro, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva. La pena è incrementata da 1 a 6 anni laddove l’ammontare delle imposte, sanzioni e interessi sia superiore a 200 mila euro.

Il reato, come strutturato, si configura quale reato di pericolo che si perfeziona nel momento in cui vengono posti in essere gli atti simulati o fraudolenti, non essendo necessario il verificarsi di un danno effettivo per l’Erario, consistente nella mancata riscossione ed essendo, invece, sufficiente la mera idoneità della condotta, valutata ex ante e dunque nel momento in cui vengono compiuti gli atti, a frustrare la procedura di riscossione. L’elemento psicologico è costituito dal dolo specifico, rappresentato dal fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi e Iva, nonché correlati interessi e sanzioni; da quanto precede emerge che il reato non dovrebbe potersi configurare in materia di Irap, non trattandosi di un’imposta sui redditi in senso tecnico, così come affermato anche dalla Suprema Corte con la recente sentenza n. 4906 del 2 febbraio 2015, né in materia di imposte indirette diverse dall’Iva.

Per quanto attiene alla condotta incriminata, alienazione simulata o compimento di atti fraudolenti, la giurisprudenza di legittimità ha avuto modo di esaminare svariate fattispecie, giungendo a considerare quali fraudolenti gli atti di costituzione di un fondo patrimoniale, se non giustificato dalla situazione familiare del contribuente e privo di ragioni attendibili (sent. n. 40561/2012; n. 5824/2007), nonché gli atti di cessione di azienda e di riorganizzazione societaria, in quanto idonei, se non a impedire, quantomeno a ostacolare il recupero del credito da parte dell’Erario (sent. n. 37415/2012; n. 49091/2012; n. 45737/2012).

Elemento nodale della questione, che può ingenerare molti dubbi in virtù dei tecnicismi e delle peculiarità del settore tributario, è il momento a decorrere dal quale il contribuente può dirsi a conoscenza di un debito nei confronti del Fisco, con la conseguenza che gli atti successivamente compiuti potrebbero essere classificati nel novero di quelli preordinati alla frustrazione delle ragioni creditorie di quest’ultimo. La giurisprudenza di legittimità è concorde sulla configurabilità del reato in assenza di un preventivo compimento di attività di verifica o accertamento (da ultimo, sentenza n. 45730/2012) e, addirittura, giunge ad affermare la non necessarietà di una procedura di riscossione in atto (sent. 39079/2013). Tali considerazioni necessitano di attente valutazioni in ragione dell’entrata a regime della disciplina degli accertamenti c.d. «esecutivi», di cui all’art. 29 del dl n. 78/2010, che divengono tali decorsi sessanta giorni dalla notifica e che non richiedono né l’iscrizione a ruolo né la notifica di una cartella di pagamento, potendo legittimare l’avviso dell’espropriazione forzata decorsi 180 giorni dalla loro presa in carico da parte di Equitalia. La diversificazione delle fasi e dei procedimenti tributari e l’assenza di sincronia tra la consumazione del reato e la realizzazione della pretesa tributaria sono suscettibili di produrre effetti palesemente dannosi in capo ai contribuenti.

Dal punto di vista delle difese esperibili, appare possibile soffermarsi, oltre che sull’assenza dell’elemento soggettivo, sulla non qualificabilità degli atti dispositivi del patrimonio come simulati o fraudolenti, nel primo caso evidenziando la congruità ed effettività sia del prezzo sia del suo pagamento, nel secondo caso provando le ragioni di natura commerciale e/o familiare per cui gli atti sono stati posti in essere. Altra linea difensiva individuabile è la prova della inidoneità della condotta a frustrare la procedura di riscossione delle somme da parte dell’Erario, che potrebbe essere fornita dimostrando la capienza del patrimonio residuo dopo gli atti dispositivi, la permanenza delle somme eventualmente incamerate nella disponibilità del contribuente o, nel caso di società, anche l’esistenza di un congruo accantonamento in bilancio.

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