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«Non c’era nessun patto vincolante, la priorità era risollevare il gruppo»

«Come Mediobanca ha sempre sostenuto, il “papello” non era un patto vincolante tra le parti né tantomeno un accordo occulto»: è soddisfatto l’avvocato Mario Zanchetti, difensore dell’amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, per l’archiviazione dell’inchiesta per ostacolo alla vigilanza nell’operazione Fonsai-Unipol. «Si trattava semplicemente di una lista di desiderata della famiglia Ligresti, vistata da Nagel solo per presa conoscenza, e certamente lontanissima da un atto che doveva essere consegnato a qualsiasi titolo alla Consob. Non ho ancora visto l’atto ma mi sembra del tutto naturale che il pm Luigi Orsi abbia considerato insussistente la notizia di reato». 
Bisogna tornare alla concitata primavera di tre anni fa per inquadrare la firma di quel foglietto a quadretti, scritto a mano, avvenuta il 17 maggio 2012 nella sede di Compass a Milano. Il voto favorevole dei Ligresti — allora azionisti di controllo di Premafin e dunque, a cascata, di Fonsai — nelle assemblee era necessario per far passare la fusione con Unipol, funzionale al salvataggio del gruppo squassato dai debiti — circa un miliardo, in gran parte nei confronti di Mediobanca — e dalle spese colossali della famiglia Ligresti, e che porterà alla nascita del secondo polo assicurativo italiano dopo Generali, forte nel 2014 di 783 milioni di utile.
Salvatore e i figli Jonella, Giulia e Paolo — che per oltre dieci anni avevano utilizzato a fini personali milioni di euro di beni della compagnia — premevano perché venissero loro riconosciute le condizioni inizialmente poste durante la trattativa con Unipol a dicembre 2011, ovvero 45 milioni, la manleva legale e una serie di benefit. Per procedere nel salvataggio però Unipol aveva posto come condizione il non dover essere obbligata a lanciare un’opa a cascata su Premafin e Fonsai. La decisione spettava alla Consob, che pochi giorni dopo la firma del “papello”, il 22 maggio, stabilì che nessun beneficio poteva essere concesso ai Ligresti nell’operazione, a pena della perdita dell’esenzione dall’opa. «Con ciò», dice Zanchetti, «veniva escluso che fossero rispettate le promesse di benefici ai Ligresti, come la manleva, già formalizzate in una side letter tra Ugf e Ligresti, che la Consob conosceva da tempo. E la commissione l’ha deciso del tutto indipendentemente dalle specifiche richieste dei Ligresti».

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