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Non addebitabili al professionista le operazioni del coniuge

L’accertamento nei confronti del professionista deve riguardare le omissioni a lui attribuibili, escludendo operazioni fatte dal coniuge. Per i giudici tributari, l’accertamento operato nei confronti del professionista sulla base delle indagini finanziarie deve tener conto delle dimostrazioni documentali del professionista, escludendo le operazioni attribuibili al coniuge. È vietato addebitare al professionista soggetto a indagini finanziarie anche le operazioni fatte dal coniuge. Eventualmente, se si tratta di operazioni rilevanti ai fini fiscali, che non sono state dichiarate, l’ufficio può attivare un controllo nei confronti del coniuge. Per il professionista soggetto a indagini finanziarie, le operazioni attribuibili allo stesso, che i giudici ritengono non giustificate, sono poi da assoggettare a Irpef e Irap, ma sono escluse dall’Iva.
Nel caso sottoposto ai giudici, infatti, la sentenza della Ctp di Catania, n. 761/08/11, pronunciata il 19 luglio 2011, e depositata il 13 settembre 2011, aveva previsto, «in parziale accoglimento del ricorso», di determinare «il reddito netto di lavoro autonomo di 27.850 euro ai fini Irpef e Irap, escludendo il volume d’affari e l’Iva» per incertezza e insussistenza di «precise operazioni relative a fatti imputabili al ricorrente». Contro la sentenza di primo grado, l’ufficio ha proposto appello principale, al quale ha fatto seguito l’appello incidentale del professionista. La Ctr di Palermo, sezione staccata di Catania n. 34, ha confermato la sentenza della Ctp (sentenza 269/34/12, pronunciata il 28 giugno 2012 e depositata il 2 luglio 2012). Per la Ctr i giudici di primo grado hanno operato correttamente, determinando il reddito netto di lavoro autonomo, ed escludendo il volume d’affari e l’Iva.
L’agenzia delle Entrate, nella circolare 32/E/2006, ha ammesso l’estendibilità delle indagini ai conti di terzi, atteso che, per la costante giurisprudenza di legittimità (Cassazione n. 2738/2001), è legittima anche l’apprensione di quei conti di cui il contribuente sottoposto a controllo ha avuto la concreta ed effettiva disponibilità, indipendentemente dalla formale intestazione. L’Agenzia ha, però, sottolineato la necessità che, relativamente ai rapporti intestati e alle operazioni fatte esclusivamente da soggetti terzi (…) l’ufficio accertatore dimostri che la titolarità dei rapporti come delle operazioni è fittizia o comunque è superata, in relazione alle circostanze del caso concreto, dalla sostanziale imputabilità al contribuente medesimo» (Cassazione, 1728/1999, 8457/2001, 8826/2001 e 6232/2003).

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