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Nomine, Gallia e Morelli ora vedono la conferma

La staffetta tra Giuseppe Conte e Carlo Cottarelli nella corsa alla presidenza del Consiglio produce effetti immediati su due dossier pesanti come Montepaschi e Cassa depositi: sui quali la polarità delle molecole si sposta, dalla totale discontinuità alla massima continuità. Significa, intanto, disfare le valigie per il banchiere Marco Morelli, da settimane nel mirino di Lega e M5s, e forse anche per l’ad della Cassa Fabio Gallia; mentre per il suo presidente Claudio Costamagna la conferma dovrebbe essere da ieri poco più di una formalità. Per i vertici di Cdp la continuità potrebbe manifestarsi nel formato della proroga tecnica del cda dimissionario, con un decreto governativo di prossima valutazione, come accade all’Arera ( ex autorità per l’energia e il gas). « Tra pochi giorni avremmo proceduto alle nomine di servizi segreti, Rai e società partecipate dallo Stato. Hanno temuto che gli togliessimo la mangiatoia » , ha dichiarato ieri il leader di M5s Luigi Di Maio, rimasto con l’acquolina in bocca.
L’economista da 30 anni al Fondo monetario incaricato del governo ha una storia osservante di liturgie, accordi e vincoli con le istituzioni sovranazionali. Chi lo conosce ritiene non farà eccezioni per la banca senese partecipata al 68% dal Tesoro, né sull’istituto di promozione nazionale che il 20 e 28 giugno ha in agenda l’assemblea per rinnovare i vertici (di solito la riunione si valida alla prima convocazione). La partita più urgente è dunque Cdp: entro il 16 giugno va presentata la lista, comune tra il dicastero economico e le Fondazioni ex bancarie, azioniste di minoranza al 15,9%. Il duo Gallia- Costamagna, voluto dal governo di Matteo Renzi nel 2015, ha ballato parecchio nelle ultime settimane. Specie dopo il successo alle urne di Lega e M5s, che in campagna elettorale hanno ventilato l’accelerazione del ruolo di Cdp come perno dell’economia nazionale, e la sua messa in asse proprio con Mps, per rendere la banca una costola di Cdp focalizzata sui servizi finanziari alle piccole e medie imprese. Un vasto programma che in sole 12 ore pare dissolto.
Dietro le quinte si registra tranquillità, e voglia di continuare il lavoro fatto nel triennio. Non solo da parte di Costamagna, già più volte detto confermabile nel ruolo da Giuseppe Guzzetti, leader delle Fondazioni cui lo statuto lascia di scegliere il presidente Cdp. Anche di Gallia, che di recente fa aveva mandato segnali di addio dall’incarico, esplorando nuove possibili mansioni. In questa fase transitoria e complicata per il Paese, potrebbe però rivelarsi prioritario tenere dritta la barra del primo polmone finanziario pubblico, anche rivalutando la conferma dell’ex capoazienda di Bnl. Ancor di più se fossero veri i rumors che vedono prossimo inquilino del Tesoro il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, in buoni rapporti con Gallia. In alternativa, Tesoro e Fondazioni potrebbero rispolverare la rosa dei candidati circolata questi mesi: dal vice presidente della Bei Paolo Scannapieco al capo delle attività italiane di Deutsche Bank Flavio Valeri, al presidente uscente di Banca Imi Gaetano Micciché. Sembra invece al tramonto l’ipotesi di promozione interna del direttore finanziario Carlo Palermo, accarezzata dai Cinquestelle: come attestano gli incontri riservati — almeno uno, forse tre — tra il manager e Di Maio, con l’intercessione di Luca Lanzalone, legale caro ai vertici M5s e gestore di alcuni dossier caldi.
La tempistica del caso Mps è meno pressante. Il vertice con Morelli ad e Stefania Bariatti presidente è stato rinnovato (dal Tesoro) sei mesi fa; la prossima scadenza è fine 2019 e riguarda gli impegni presi da Palazzo Chigi con l’antitrust Ue per il percorso di uscita del Tesoro dall’azionariato, da completare nel 2021. Nel frattempo la banca cerca il difficile risanamento, iniziato dai conti a marzo chiusi in utile per 188 milioni.

Andrea Greco

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