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Noleggi lunghi ai raggi X del fisco

Per quanto riguarda l’Iva sulla navigazione da diporto, il monitoraggio fiscale interesserà le prestazioni di noleggio o locazione di imbarcazioni per periodi superiori a novanta giorni, rese nei confronti di utilizzatori che non agiscono nell’esercizio dell’attività economica. I consumatori dovranno inviare ai prestatori, per il tramite dell’Agenzia delle entrate, una dichiarazione attestante, in via preventiva e/o a consuntivo, la percentuale di utilizzo del mezzo all’interno dell’Ue, ai fini della determinazione della quota del corrispettivo del servizio da assoggettare all’imposta.

Anche questo adempimento è stato proceduralizzato dall’art. 1 della legge n. 178/2020, che al comma 710 ha previsto che la dichiarazione in esame, ai fini dell’Iva dovuta sulle suddette prestazioni ai sensi dell’art. 7-sexies, comma 1, lettera e-bis), del dpr 633/72, è redatta in conformità al modello approvato dall’Agenzia delle entrate ed è trasmessa telematicamente all’Agenzia stessa, che rilascia ricevuta telematica indicante il numero di protocollo di ricezione che dovrà essere riportato dai fornitori nelle fatture relative alla prestazione del servizio.

Gli utilizzatori che dichiarano una percentuale determinata provvisoriamente, sulla base dell’uso previsto dell’imbarcazione, al termine dell’anno solare dovranno verificare la sussistenza della condizione dell’effettivo utilizzo del servizio nel territorio dell’Ue, integrando, in caso di mancata corrispondenza con la previsione, la dichiarazione entro il primo mese dell’anno successivo.

In tal caso, il prestatore emetterà la nota di variazione per la maggiore o minore imposta dovuta ai sensi dell’art. 26 del dpr 633/72, senza sanzioni e interessi.

In caso di falsa dichiarazione, il competente ufficio dell’Agenzia delle entrate recupererà nei confronti dell’utilizzatore la differenza tra l’Iva dovuta in base all’effettivo utilizzo del servizio nel territorio dell’Ue e quella addebitata in fattura in base alla dichiarazione, irrogando la sanzione amministrativa del 30% di detta differenza e richiedendo il pagamento degli interessi legali con maturazione giorno per giorno.

La falsità della dichiarazione non implica quindi conseguente per il prestatore. Questi risponderà invece dell’imposta qualora effettui le prestazioni senza avere prima riscontrato per via telematica l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle entrate della dichiarazione: in questo caso, il prestatore sarà infatti responsabile dell’Iva dovuta in relazione all’effettivo utilizzo dei servizi nel territorio dell’Ue, nonché delle eventuali sanzioni e interessi.

Le prestazioni sotto sorveglianza. Si deve evidenziare che la descritta procedura, attivata dal provvedimento dell’Agenzia delle entrate del 15 giugno 2021, riguarda soltanto le prestazioni di noleggio, locazione, ecc. di imbarcazioni da diporto «non a breve termine», ossia di durata superiore a novanta giorni, rese nei confronti di committenti che non rivestono la qualifica di soggetti passivi dell’Iva, la cui territorialità è disciplinata dal criterio speciale previsto dall’art. 7-sexies, lett. e-bis), del dpr 633/72.

Secondo l’art. 56 della direttiva, tali prestazioni sono tassate nel luogo in cui l’imbarcazione è effettivamente messa a disposizione del destinatario, qualora il servizio sia effettivamente reso dal prestatore a partire dalla sede della sua attività economica o di una sua stabile organizzazione situata in tale luogo.about:blank

Tuttavia, l’art. 59-bis attribuisce agli stati membri la facoltà di basarsi sul luogo di utilizzazione per tassare o detassare la prestazione, rispettivamente, allorché utilizzata fuori dell’Ue ovvero nel proprio territorio.

La citata norma interna stabilisce quindi che le prestazioni in esame si considerano effettuate nel territorio dello stato quando l’imbarcazione è effettivamente messa a disposizione nel territorio stesso e la prestazione è eseguita da soggetti passivi ivi stabiliti, a meno che sia utilizzata fuori dell’Ue;

quando l’imbarcazione è effettivamente messa a disposizione in un paese non Ue da un prestatore stabilito nel medesimo paese ed è utilizzata nel territorio dello stato;

quando l’imbarcazione è effettivamente messa a disposizione in un paese diverso da quello in cui è stabilito il prestatore, il committente è stabilito in Italia e l’imbarcazione è utilizzata nell’Ue;

quando l’imbarcazione è effettivamente messa a disposizione in un paese diverso da quello in cui è stabilito il prestatore, il committente è stabilito fuori dell’Ue e l’imbarcazione è utilizzata in Italia.

La nuova procedura non riguarda invece le prestazioni «a breve termine», ossia di durata non superiore a novanta giorni, sia «b2b» che «b2c», la cui localizzazione agli effetti dell’Iva è disciplinata dall’art. 7-quater, lett. e), del dpr 633/72, né, ovviamente, le prestazioni «a lungo termine» verso soggetti passivi, la cui localizzazione segue invece la regola generale del domicilio del committente ai sensi dell’art. 7-ter.

A proposito della durata della prestazione, occorre fare riferimento all’art. 39 del regolamento Ue n. 282/2011, che fornisce indicazioni utili per l’accertamento del presupposto del «noleggio a breve termine».

Al riguardo, viene anzitutto precisato che la durata del possesso o dell’uso ininterrotto del mezzo di trasporto oggetto di noleggio è determinata sulla base dell’accordo contrattuale tra le parti. Il punto di riferimento principale è quindi il contratto, che tuttavia, puntualizza la stessa disposizione, costituisce una presunzione relativa che può essere confutata con qualsiasi mezzo di fatto o di diritto che consenta di stabilire la durata effettiva del possesso o dell’uso ininterrotto.

In questa prospettiva, inoltre, viene chiarito che il superamento della durata contrattuale del noleggio dovuto a cause di forza maggiore non incide sulla durata del possesso o dell’uso del mezzo di trasporto.

Pertanto, per esempio, se la durata massima di un contratto di noleggio «a breve termine» viene superata in dipendenza di eventi estranei alla volontà delle parti, quali un’avaria o un incidente che abbia impedito la restituzione del mezzo al noleggiatore nel termine stabilito, la disciplina fiscale applicabile resta quella del noleggio breve.

Nel caso di più contratti consecutivi conclusi fra le stesse parti, si assume la durata del possesso o dell’uso ininterrotto del mezzo di trasporto prevista, sommando cioè la durata dei singoli contratti contigui; ai detti fini, un contratto e le sue proroghe sono considerati consecutivi.

Tuttavia, salvo che sussista una pratica abusiva, la durata dei contratti «a breve termine» che precedono quello a lungo termine non è rimessa in questione.

Pertanto, qualora siano stipulati, tra le stesse parti, due contratti di noleggio consecutivi della stessa imbarcazione, della durata di cinquanta giorni ciascuno, il secondo contratto va qualificato a lungo termine, perché si assume la durata complessiva di cento giorni, ferma restando la qualificazione «a breve termine» del primo contratto, salvo che vi sia motivo di ritenere abusivo il comportamento dei contraenti.

Infine, nel caso in cui il mezzo di trasporto oggetto di contratti di noleggio consecutivi tra le stesse parti non sia il medesimo, tali contratti non sono considerati consecutivi, per cui la durata di ciascun contratto è determinata separatamente, con applicazione della pertinente disciplina Iva, a meno che sussista pratica abusiva.

La dichiarazione dell’utilizzatore. Il committente delle prestazioni di noleggio di imbarcazioni da diporto non a breve termine deve attestare al fornitore la percentuale di utilizzo del servizio nell’Ue trasmettendo all’Agenzia delle entrate, per via telematica, il modello «bivalente» approvato con il recente provvedimento, del quale compilerà il frontespizio e il quadro A.

La percentuale di utilizzo nell’Ue, su cui il fornitore si baserà per applicare l’Iva, può essere dichiarata in via preventiva (casella 7), oppure a consuntivo (casella 8 e 10), o anche sia in via preventiva con successiva modifica a consuntivo;

in quest’ultimo caso, occorrerà indicare nella casella 9 il numero di protocollo della precedente dichiarazione recante l’attestazione preventiva.

La dichiarazione non va inviata se il servizio è utilizzato interamente nell’Ue (percentuale 100%), essendo in tal caso la prestazione totalmente imponibile. È da ritenere che rimanga fermo, naturalmente, l’onere dell’utilizzatore di comprovare in via analitica l’utilizzazione della prestazione al di fuori del territorio dell’Ue, secondo le disposizioni del provvedimento dell’Agenzia delle entrate del 29 ottobre 2020.

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