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Nodo privacy sulle segnalazioni

Nodo privacy da sciogliere nelle misure antiriciclaggio. E una maggiore, e soprattutto anticipata, presenza degli organi investigativi nel corso della procedura. In ogni caso le misure antiriciclaggio a vent'anni dalla loro prima applicazione danno ampi segnali di vitalità. Un bilancio sull'efficacia e i problemi della normativa è stato fatto al convegno organizzato dal Sole 24 Ore e da PriceWaterhouseCoopers.

Le segnalazioni di operazioni sospette all'Uif si sono attestate vicino a quota 24mila solo nei primi sei mesi del 2011 a fronte delle 37mila di tutto il 2010. È vero che l'80% arriva dalle banche e solo per una parte assai esigua dai professionisti (tanto per dire sono solo cinque quelle degli avvocati nel primo semestre dell'anno), però poi solo il 5% viene archiviato. Quindi segnalazioni più numerose ed efficaci, almeno in termini di utilizzo come possibile notizia di reato, come ha sottolineato Nicola Mainieri, coordinatore del nucleo Autorità giudiziaria di banca d'Italia. Ma, ha sottolineato l'ex procuratore nazionale antimafia, Pier Luigi Vigna, servirebbe una presenza delle forze investigative in una fase antecedente della procedura. Senza aspettare che sia l'Uif a smistare alla Dia o alla Guardia di Finanza le segnalazioni significative.

La normativa, poi, che pure resta un irrinunciabile presidio di legalità a tutela di tutta la comunità civile nel giudizio di Umberto Ambrosoli (giudizio peraltro condiviso dal responsabile dell'ufficio antiriciclaggio di Intesa Sanpaolo), presta il fianco a difficoltà di coordinamento con altre misure o solo con prassi consolidate degli intermediari. Come mettere insieme infatti, ha lanciato il sasso l'avvocato Ermanno Cappa, il divieto di comunicazione sulle segnalazioni fatte quanto ai nominativi e la necessità per le banche di avere a disposizione un profilo adeguato del cliente cui magari rafforzare il fido già concesso?

Il colonnello della Guardia di Finanza Giovanni Padula nel mettere in luce la rilevanza di un fenomeno criminale che vale il 10% del Pil e il suo intreccio con i reati fiscali che rappresentano la categoria privilegiata tra i delitti presupposto, ha tenuto a ricordare il profilo di responsabilità dei professionisti/consulenti e la necessità di elevare il livello di collaborazione.

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