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Il nodo Mps al nuovo esame di Borsa

Faro sul settore bancario italiano dopo il rally della scorsa settimana e la caduta di venerdì
Da un lato l’apprensione ma, contemporaneamente, il desiderio di mettersi alle spalle la vicenda. Dall’altro una certa rabbia per non aver visto il problema risolto già da tempo e con più efficacia. Sono gli umori degli operatori contattati dal Sole24Ore su caso di Mps. Un argomento considerato «caldo» tanto che in molti hanno chiesto l’anonimato.
La soluzione comunque appare ormai a portata di mano. L’incarico a Paolo Gentiloni per formare il nuovo Governo è un passo che, seppure resta sul tavolo il tentativo di ricapitalizzazione privata, dovrebbe aiutare il dispiegarsi della rete pubblica di protezione in favore della Banca. Si tratta di un evento, in qualsiasi forma venga concretizzato, atteso dal mercato. «In tal modo – è il leit motiv – verrà finalmente tolto al titolo di Mps il valore segnaletico negativo che da troppo tempo si porta dietro». Anche oltre i suoi demeriti.
Vale a dire: di fronte alla limitata capitalizzazione dell’istituto di Siena (571,8 milioni alla chiusura di venerdì scorso) ciò che preoccupa non è tanto l’impatto sul listino dell’ottovolante delle sue azioni. Bensì il fatto che l’eventuale mancato salvataggio, da un lato, testimonierebbe l’incapacità dell’Italia di gestire il problema; e dall’altro, soprattutto a fronte dei diversi futuri dossier (ad esempio la ricapitalizzazione di UniCredit), darebbe il via ad un effetto domino sul sistema dagli esiti sconosciuti.
Ciò detto: l’avvio delle contrattazioni di oggi sarà positivo? Gli esperti non si espongono. Un po’ perchè la situazione rimane fluida. E un po’ perché l’inattesa reazione di Piazza Affari dopo il «No» al Referendum induce alla prudenza. Gli investitori infatti, anche scommettendo sulla risoluzione del caso Mps, la scorsa settimana hanno premiato il listino di Milano (+7,06% per il Ftse Mib in cinque sedute). Certo: c’è stata la ricopertura degli hedge fund che avevano puntato al ribasso prima del voto. Inoltre la Bce, riducendo l’ammontare di acquisti mensili ma allungando nel tempo il Qe, non ha deluso le attese. Infine: in scia agli acquisti settimanali il settore dei titoli bancari italiani ha avuto un piccolo sussulto (il rapporto prezzo su patrimonio netto è salito allo 0,47 contro lo 0,8 dei titoli paneuropei). E tuttavia gli esperti non si fidano: preferiscono, rispetto al breve periodo, non azzardare troppe previsioni.
A ben vedere, un sostegno alla visione positiva, arriva dall’analisi tecnica. Il Ftse Mib, proprio nella seduta di venerdì, ha mostrato, nonostante le vendite sui finanziari, inaspettata forza sul livello di 18.200 punti. «Il valore indicato, però- ricorda Enrico Malverti, analista quantitativo – ha una valenza prettamente intraday. Il vero supporto è più giù in area 17.500. In realtà molto dipenderà dalla prima ora di contrattazioni».
Detto dell’azionario quali invece gli sviluppi sull’obbligazionario, in particolare rispetto ai bond bancari? «Su questo fronte – risponde Angelo Drusiani di Albertini Syz – bisogna dapprima sempre distinguere le diverse storie aziendali». Ciò detto, l’ipotesi della conversione forzata dei subordinati, «anche se accompagnata da un qualche meccanismo di tutela dell’investitore retail», da una parte indurrà delle perdite agli istituzionali; e, dall’altra, sarà «sempre una soluzione mirata. Cioè: non c’è spazio per facili entusiasmi. Nel settore bancario esistono ancora problemi. In primis quello dei crediti deteriorati». Quindi, conclude Drusiani, «il comparto obbligazionario degli istituti di credito rimarrà comunque volatile». Quella volatilità in cui, inutile negarlo, spera comunque la speculazione. Non sono in pochi, nelle sale operative, a fare il seguente ragionamento.
L’eventuale intervento dello Stato in Mps, seppure insignificante rispetto al totale del debito pubblico italiano, può essere un ulteriore argomento a sostegno della narrazione che descrive le finanze italiane sotto stress. Giusto o sbagliato che sia gli hedge fund, forti anche della revisione al ribasso dell’outlook sull’Italia ad opera di Moody’s e Fitch, potrebbero tornare all’opera. Sui titoli bancari? Possibile. Più ardua, invece, la strada che porta ai BTp: qui c’è il confermato impegno di Mario Draghi. In realtà, concludono alcuni trader, potrebbe riapparire nel radar della speculazione il Credit default swap. Venerdì scorso il Cds a 5 anni sul Belpaese è salito oltre 166 dollari. Un caso? Staremo a vedere. Così come si dovrà vedere se le soluzioni prospettate su Mps finalmente diventeranno realtà. Diversamente Piazza Affari sarà destinata a ballare di nuovo. E, di certo, non un placido valzer.

Vittorio Carlini

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