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No Ue alla maxi-fusione delle Borse

di Beda Romano

La Commissione europea ha bloccato ieri la fusione tra Deutsche Börse e il Nyse Euronext, confermando le voci della vigilia. La decisione, giunta dopo un acceso dibattito, riafferma il potere dell'Esecutivo comunitario nel delicato settore delle fusioni e aggregazioni, ma solleva anche nuovi interrogativi sulla mancata nascita di un campione europeo.
«La fusione tra la Deutsche Börse e il Nyse Euronext avrebbe dato alla nuova società il quasi monopolio nella compravendita di derivati europei a livello mondiale», ha spiegato Joacquín Almunia, il commissario alla Concorrenza, in una conferenza stampa ieri a Bruxelles. «Questi mercati sono al cuore del sistema finanziario ed è cruciale per l'economia europea che rimangano competitivi».
Almunia ha precisato che la Commissione ha tentato di trovare una soluzione, ma che le vendite di attività proposte dai due partner si sono rivelate insufficienti. Deutsche Börse ha rifiutato di disfarsi di Eurex, mentre Nyse Euronext non ha voluto vendere Liffe. La decisione di Bruxelles mette fine al tentativo di creare il più importante mercato al mondo con una fusione del valore di circa nove miliardi di dollari.
Secondo la Commissione, insieme Deutsche Börse e Nyse Euronext avrebbero controllato oltre il 90% del mercato dei derivati europei. Il monopolio si sarebbe basato sul fatto che ambedue le società offrono un servizio completo, dalla compravendita alla compensazione (clearing in inglese). Prima di prendere la propria decisione, le autorità comunitarie hanno interpellato oltre 700 operatori del settore.
La discussione tra i commissari è stata accesa. Alcuni – come Michel Barnier – si sono chiesti se questa scelta tenesse conto dell'evoluzione di alcuni mercati, destinati a crescere molto, e se l'Europa non stesse bloccando la nascita di un campione continentale. Secondo l'accordo di fusione, il 60% del capitale del nuovo gruppo sarebbe stato controllato dai soci di Deutsche Börse.
Le due società hanno espresso «delusione» per la decisione della Commissione. Reto Francioni, il presidente (svizzero) di Deutsche Börse, ha aggiunto in un comunicato da Francoforte: «È un giorno nero per l'Europa e per la sua competitività futura sui mercati finanziari a livello mondiale». Atteso dagli investitori, l'annuncio da Bruxelles non ha avuto grande impatto in Borsa. I titoli dei due operatori sono calati, ma di poco.
La scelta annunciata ieri da Almunia contiene alcune lezioni di lungo periodo. Da un lato conferma il potere della Commissione nell'influenzare le grandi fusioni a livello mondiale (22 veti in poco più di vent'anni tra i quali la storica bocciatura di Honeywell-General Electric nel 2001). Dall'altro, segnala come si stiano moltiplicando le aggregazioni fallite in campo borsistico.
Alcuni osservatori mettono l'accento su una rinnovata difesa dell'interesse nazionale. Un'altra tesi è che dopo anni di gigantismo nel settore finanziario c'è il desiderio recondito di tornare a società più piccole, e non solo per preservare la concorrenza ma anche per migliorare la gestione. In questo senso, si presume che le altre Borse abbiano accolto positivamente la scelta della Commissione. Borsa Italiana ieri ha preferito non commentare.

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