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No a scorciatoie sulla parcella

L’avvocato non può trattenere soldi dai debitori del suo cliente per il suo onorario. Lo conferma la Corte di cassazione, nella sentenza 10977/2018, sul caso di un avvocato condannato per appropriazione indebita nel 2015 e pena confermata, nel 2017, dalla Corte territoriale di Bologna. Essendo il patrocinatore legale di una società ha provveduto a riscuotere dall’azienda debitrice circa 10 mila euro, senza più restituirli. L’avvocato ha impugnato la sentenza della Corte d’appello bolognese «per essere insussistente la dimostrazione della presenza dell’elemento soggettivo del reato e dell’animus possidenti», si legge nel dispositivo, «e infatti, nella fattispecie non vi è stata, prima della proposizione della querela, alcuna richiesta di restituzione delle somme incassate. L’imputato era semplicemente in attesa delle istruzioni degli amministratori della propria cliente», spiega il legale, «tra i quali, a seguito degli avvicendamenti che si sono verificati, sono evidentemente insorte incomprensioni al riguardo». Infine il legale portava, a difesa della sua condotta, l’autorizzazione verbale a trattenere quella somma dall’amministratore del suo cliente, in attesa che i vertici societari verificassero i conti. Anche se questa linea difensiva è stata smentita dalle alte sfere aziendali. Inoltre, si legge nella sentenza, «il pagamento era stato richiesto con lettera nella quale si invitava al pagamento «direttamente allo scrivente Studio» indicando allo scopo i dati dell’Iban, che trattavasi di procedura del tutto anomala rispetto alla prassi corrente per casi analoghi».E i porporati di piazza Cavour hanno respinto il ricorso «inammissibile, in quanto basato su motivi manifestamente infondati o comunque non consentiti. Né dubbi possono giustificarsi in relazione alla eventuale presenza di crediti professionali del difensore. Infatti, quand’anche sussistessero eventuali crediti professionali, nel reato di appropriazione indebita non opera il principio della compensazione con credito preesistente, allorché si tratti di crediti non certi, né liquidi ed esigibili. E i crediti, di cui nella fattispecie si è vagamente parlato, erano tutti incerti, illiquidi e contestati».

Francesco Barresi

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